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LECCE – Percorrere la storia a passo lento, respirare il profumo della macchia mediterranea e farsi guidare dai muretti a secco fino a dove il mare incontra il cielo. Nel cuore del Salento, il turismo sostenibile segna una svolta decisiva: il progetto “Per una Via Francigena del Sud accessibile a tutti”, sostenuto dal Ministero del Turismo, sta completando la trasformazione di circa 120 chilometri e 5 tappe dell’antico itinerario che unisce Lecce a Santa Maria di Leuca.
Non si tratta solo di rimuovere barriere architettoniche, ma di abbattere ogni limite alla fruizione del viaggio. La tratta salentina si attesta infatti come apripista in Italia per un concetto esteso di accoglienza, pensato per rispondere non solo a disabilità motorie, sensoriali e cognitive, ma anche a esigenze legate alla terza età, a particolari necessità alimentari o a limitazioni fisiche temporanee.
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Il progetto “Per una Via Francigena del Sud accessibile a tutti” punta a coniugare innovazione digitale e tutela del paesaggio rustico salentino.
Posare i piedi sulla Via Francigena del Sud nel tacco d’Italia significa attraversare un museo a cielo aperto dove l’arte incontra la terra. Un viaggio lento che invita il pellegrino a immergersi in una successione di tesori unici:
L’itinerario muove i primi passi tra le ornate facciate barocche della Basilica di Santa Croce e l’Anfiteatro Romano di Lecce. Allontanandosi dal capoluogo, ci si imbatte nella cittadella fortificata di Acaya, raro esempio di città ideale rinascimentale perfettamente conservata tra le sue mura e il castello.
Addentrandosi nei borghi ellenofoni dove risuona l’antica lingua griko, si raggiunge Carpignano Salentino. Qui la Cripta bizantina di Santa Cristina custodisce un record d’eccezione: tra i suoi affreschi ipogei spicca il Cristo Pantocratore firmato dal pittore Teofilatto nel 959 d.C., considerato uno dei dipinti bizantini datati e firmati più antichi di tutto il Meridione.
Deviando verso le campagne incontaminate, si scopre un vero paesaggio d’altri tempi. Giurdignano vanta la più alta concentrazione di dolmen e menhir d’Italia (come il maestoso Menhir di San Vincenzo o il Dolmen Stabile), testimonianze d’età del Bronzo immerse tra ulivi secolari che trasformano la camminata in un tuffo nella preistoria.
Il sentiero incrocia l’Adriatico nella città martire di Otranto. Oltre all’imponente Castello Aragonese, la Cattedrale regala ai viaggiatori il leggendario mosaico pavimentale dell’Albero della Vita, prima di proseguire verso il Faro di Punta Palascia, il punto geografico più ad est della penisola.
Attraversando la costa ricca di torri saracene e falesie a picco sul mare, l’itinerario culmina di fronte alla maestosa facciata del Santuario di Santa Maria di Leuca, storico porto di imbarco per i pellegrini diretti verso la Terra Santa, dove l’abbraccio tra Ionio e Adriatico segna il fine ultimo del cammino.
Proprio l’unione tra la ricchezza storico-culturale del Salento e le soluzioni tecnologiche all’avanguardia rappresenta la cifra stilistica di questo progetto. L’iniziativa salentina dimostra come la fruibilità universale non snaturi la dimensione spirituale o storica dell’itinerario, ma ne amplifichi il valore, trasformando un percorso bimillenario in una risorsa aperta a chiunque.
“I cammini sono una delle più potenti espressioni dell’Italia che vogliamo promuovere: un turismo lento, sostenibile, che rigenera i territori e le persone. – ha spiegato Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, – Questo progetto dimostra come accessibilità e innovazione siano leve complementari, capaci di rendere un cammino bimillenario fruibile davvero da tutti, nessuno escluso. È questo il modello di turismo che sosteniamo, in linea con il grande percorso che porterà la Via Francigena al riconoscimento UNESCO” — Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo.
Immagine di copertina: fonte ANSA Puglia.

Data: 1 Set 2026
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