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BARI – L’uva da tavola pugliese si conferma una delle grandi protagoniste dell’agricoltura italiana. La campagna 2025 si è chiusa con un risultato record per l’export nazionale, arrivato a 973 milioni di euro e ormai vicino alla soglia del miliardo. Un dato che racconta non solo la forza di un prodotto, ma anche il ruolo centrale della Puglia in una filiera che continua a parlare sempre di più ai mercati internazionali.
Secondo i dati Ismea presentati in occasione della quarta edizione di “Regina di Puglia”, manifestazione promossa dal Comune di Noicattaro, circa il 60% dell’uva da tavola italiana arriva proprio dalla Puglia. La regione si conferma così leader nazionale per produzione e superfici, con un peso determinante soprattutto nelle province di Bari, Taranto e Bat.
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Dietro il successo dell’uva da tavola pugliese c’è un territorio che da anni costruisce competenze, relazioni commerciali e continuità produttiva. Se la Sicilia apre la stagione con le prime raccolte tra maggio e giugno, la Puglia garantisce prodotto fino all’inizio dell’inverno, diventando un punto di riferimento per la distribuzione e per i buyer esteri.
È proprio questa continuità a rendere la filiera pugliese così strategica. Non si tratta soltanto di numeri, ma di presenza sul mercato: l’uva pugliese arriva sulle tavole italiane ed europee in un periodo lungo, accompagnando l’estate e proseguendo anche quando la stagione turistica ha già cambiato ritmo.
Il dato sull’export uva italiana è stato presentato durante “Regina di Puglia”, evento nato a Noicattaro e sostenuto dalla rete “Le Terre dell’Uva”, che comprende anche Rutigliano, Mola di Bari, Casamassima, Castellaneta, Adelfia e Polignano a Mare.
La manifestazione ha l’obiettivo di valorizzare e promuovere una delle produzioni più importanti del territorio, mettendo in contatto produttori, istituzioni, buyer internazionali e grande distribuzione. All’ultima edizione hanno partecipato operatori provenienti da otto Paesi europei e dagli Emirati Arabi, con il debutto anche di importatori olandesi e svedesi.
Un segnale importante per un comparto che non vuole limitarsi alla produzione, ma punta a rafforzare riconoscibilità, posizionamento e valore percepito dell’uva pugliese.
A guidare la crescita del settore sono soprattutto le varietà senza semi, sempre più diffuse in Puglia e sempre più richieste dai consumatori. La domanda è particolarmente forte tra le famiglie con bambini e ragazzi, ma anche nelle regioni del Nord Italia, dove il consumo di uva senza semi continua a mostrare segnali positivi.
Questo cambiamento racconta una trasformazione importante: il mercato cerca prodotti pratici, facili da consumare, adatti alla quotidianità e capaci di rispondere alle nuove abitudini alimentari. La Puglia, anche in questo caso, sta dimostrando una forte capacità di adattamento, affiancando alla tradizione produttiva una maggiore attenzione alle preferenze del consumatore.
Accanto alla crescita delle varietà senza semi resta centrale anche il tema della valorizzazione dell’Uva di Puglia IGP. Il marchio ha ancora numeri contenuti, ma rappresenta una prospettiva importante per rafforzare l’identità territoriale del prodotto e aumentarne il valore sul mercato.
L’uva da tavola pugliese non è soltanto una coltura agricola. È paesaggio, lavoro, economia locale, export e riconoscibilità. Dai vigneti del sud-est barese alle aree produttive del Tarantino e della Bat, questo prodotto racconta una regione capace di essere agricola e internazionale allo stesso tempo. Il record dell’export conferma quindi una direzione chiara: l’uva pugliese non è solo uno dei simboli dell’estate, ma uno dei pilastri produttivi con cui la Puglia continua a farsi conoscere fuori dai propri confini.
Immagine di copertina: fonte ANSA Puglia.

Data: 29 Lug 2026
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