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Notte della Taranta 2017, svelati gli ospiti d’onore: c’è Suzanne Vega

Prende forma il roadshow della Notte della Taranta 2017. Dopo l’assegnazione del pregiato ruolo di maestro concertatore a Raphael Gualazzi, ieri a Roma nella sede del Ministero dei Beni Culturali è stata presentata la rosa delle stelle che arricchiranno l’edizione che vivrà il suo momento più alto nel concertone di Melpignano, in provincia di Lecce. L’evento sarà anticipato dal festival itinerante (dal 4 al 24 agosto) che attraverserà i comuni della Grecìa salentina, con i ragazzi dell’orchestra di Unicef – sponsor dell’anno della manifestazione, dedicata alla pace – ospiti speciali per promuovere una raccolta fondi , come accaduto già nel 2016 dopo il terremoto del Centro Italia. Complessivamente saranno 42 i gruppi partecipanti per oltre 60 ore di musica live.

Tanti nomi di valore per la 20esima edizione

Quali saranno allora i nomi che arricchiranno il 20esimo compleanno della Notte della Taranta, capace di proporre sul palco del festival itinerante oltre 600 ospiti, davanti a più di 2 milioni e 700 mila persone? Tra gli ospiti internazionali già annunciati ci sono la cantautrice americana Suzanne Vega, il sassofonista dei Rolling Stones Tim Ries, il percussionista Pedrito Martinez e Yael Deckelbaum, che ha composto la preghiera delle madri per la Marcia della Speranza delle donne ebree e arabe nell’ottobre 2016. Così, per i 20 anni della manifestazione la fondazione presieduta da Massimo Manera ha deciso di invitare la musica popolare salentina ad avventurarsi nei territori del jazz e a fare uno strano giro del mondo. “Cercherò di portare la pizzica sulle note che ha in comune con la musica afroamericana, credo che le due tradizioni siano accomunale dal fatto che rappresentano una forma di sublimazione della sofferenza di particolari momenti storici e sociali –è la promessa di Gualazzi- Dopo il primo ascolto del repertorio della taranta ho trovato molti punti in comune con una musica che mi ha sempre ispirato e che è di matrice afroamericana. Anche di tipo tecnico: le forme si assomigliano per semplicità e per la ripetizione della seconda parte della strofa, come accade in molti blues che conosciamo. E poi ci sono canzoni vicine a quelle che in America cantavano i detenuti e gli schiavi deportati sui campi di lavoro”.


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