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Diventerà mamma da suo marito deceduto, primo caso in Puglia

“La giovane donna diventerà mamma nel 2020.”
Diventerà mamma da suo marito deceduto, primo caso in Puglia

Una donna pugliese potrà diventare mamma di suo marito…. deceduto. È questo quanto emerso in seguito alla battaglia legale intrapresa dalla stessa dopo la scomparsa prematura del suo compagno.

La storia di amore e maternità parte nel 2015, quando la coppia in questione aveva avviato la procedura per la procreazione medicalmente assistita.

La malattia del marito

In seguito alla malattia dell’uomo, al quale fu diagnosticato un tumore, i piani dei coniugi di diventare nuovamente genitori furono (momentaneamente) sospesi.

I due quarantenni, già genitori di un altro bambino, avevano quindi accantonato il desiderio di diventare nuovamente genitori per dedicarsi alla salute dell’uomo, poi deceduto prematuramente.

La donna, a questo punto, ha intrapreso una vera e propria battaglia legale per esaudire il desiderio di diventare, ancora una volta, madre.

La battaglia legale

Recatasi nel centro per la procreazione assistita, infatti, la donna si era vista negare il ciclo di cure dei due embrioni fecondati con il liquido seminale del padre ormai defunto. Desiderosa di esaudire anche il desiderio del marito, allora, la pugliese non si è data per vinta e si è rivolta al tribunale di Lecce per ottenere il consenso legale.

L’avvocato della donna è riuscita a sviscerare il nodo sull’articolo cinque della legge sulla procreazione assistita, secondo la quale “possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”. 

Il diritto di maternità della donna

Dopo aver puntato sul diritto di maternità della donna e sul consenso del marito che era in realtà già stato espresso, dopo due mesi di udienze e procedure legali la donna ha avuto la meglio: il Tribunale le ha concesso il permesso.

Primo caso in Puglia

Questo caso, primo in assoluto in Puglia e solo terzo in Italia, ha alla base del provvedimento quattro punti:

  1. Quando si è optato per la procreazione assistita entrambi i genitori erano in vita
  2. Vi è un diritto dell’embrione alla vita da rispettare
  3. Il partner in questo caso è (per ovvi motivi) impossibilitato alla revocazione del proprio consenso
  4. La donna ha sempre il diritto di trasferire gli embrioni crioconservati

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