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Ecuba, l’opera del Festival della Valle d’Itria su Rai5

“La puntata sarà trasmessa questa sera alle 21:25 su Rai5.”
Ecuba, l’opera del Festival della Valle d’Itria su Rai5

La rara Ecuba di Nicola Antonio Manfroce, un’opera prodotta dal Festival della Valle d’Itria, sarà trasmessa per la prima volta su un programma Rai.

Oggi, giovedì 12 settembre, ci sarà la messa in onda del documentario di Daniele De Plano L’Opera su misura dedicato al costume teatrale e al regista Pier Luigi Pizzi.

Giovedì 12 settembre alle 21.15 il primo passaggio TV; repliche sabato 14 settembre alle 10.55 e domenica 15 settembre alle 18.35

Il programma, in onda questa sera alle 21.15 sul canale culturale Rai5, sarà anche riproposto in replica sia sabato 14 settembre alle 10.55 che domenica 15 alle 18.35.

L’opera, registrata nell’atrio di Palazzo Ducale a Martina Franca durante le prove generali, avrà la firma di Barbara Napolitano e vedrà impegnato nella protagonista Ecuba, figura eponima anche nella tragedia di Euripide, il soprano russo Lidia Fridman.

L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce

Ecuba è uno dei pochi lavori compiuti di Nicola Antonio Manfroce (Palmi 1791 – Napoli 1813), promessa della scena musicale italiana di inizio Ottocento, morto a soli 22 anni nel 1813, appena un anno dopo il debutto della sua opera al Teatro San Carlo di Napoli. Protagonista di questo capolavoro in tre atti è la mitologica regina di Troia, madre dell’eroe Ettore ucciso da Achille: Euripide dedicherà due delle sue opere (Le troiane e Ecuba) a questa figura di donna, piegata da un dolore talmente profondo da trovare in esso la ferocia per una vendetta fine a sé stessa, senza riscatto né speranze.

Rossini stesso ammise che se Manfroce non fosse scomparso così presto, sarebbe stato per lui un temibile e geniale concorrente. Allievo di Furno e Tritto al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, Manfroce debuttò con una cantata destinata a celebrare il compleanno di Napoleone, eseguita alla corte di Napoli il 15 agosto 1809.

L’anno successivo venne rappresentata a Roma la sua prima opera, Alzira; arrivò quindi direttamente dal Barbaja, impresario dei teatri napoletani, la commissione per Ecuba, che al San Carlo trionfò oltre ogni possibile previsione, decretando al giovanissimo compositore calabrese una gloria tanto eclatante quanto fugace.

Cosa rende l’opera di Manfroce speciale

Influenzato certamente dalla Vestale di Spontini, con Ecuba Manfroce crea un’opera di impianto severo, che al virtuosismo belcantistico privilegia l’ampio periodare e il fraseggio scolpito nei grandiosi declamati; la severità e il rigore dell’impianto formale e del vocabolario estetico utilizzato non implicano alcuna rinuncia al calore e all’espressività tipica della scuola napoletana; l’ardito utilizzo della retorica degli affetti è messo al servizio di un pathos autenticamente tragico, e sfoggia una volontà di sperimentazione armonica e formale in grado di stagliare in primo piano anche l’orchestra, quale autentico personaggio corale, molto più del coro stesso.

Altamente efficace e spettacolare il succedersi di grandi scene d’assieme, come quelle del finale primo, e ancor di più nella conclusione dell’opera, in cui l’orchestra assume ruolo di protagonista assoluta, con la trasfigurazione musicale dell’incendio e della caduta della città di Troia.

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