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Chiese rupestri in Puglia: 5 affreschi rupestri da non perdere

Chiese rupestri in Puglia: 5 affreschi rupestri da non perdere

Ci sono giorni d’agosto in cui la Puglia sembra tutta luce: bianco che abbaglia, pietra che scotta, aria ferma. Allora cerchi un gesto semplice: entrare nell’ombra. Non per scappare dall’estate, ma per capirla meglio. Le chiese rupestri in Puglia fanno proprio questo: ti prendono per mano e ti portano sotto, dove la temperatura cambia e il tempo diventa più lento.

Gli affreschi rupestri sono presenze silenziose. Occhi dipinti che resistono; colori che non dovevano arrivare fino a noi e invece ci arrivano attraverso graffi, umidità, restauri, silenzi. In questo articolo trovi cinque soste uniche, cinque respiri diversi. Cinque modi di sentire la pietra in Puglia.

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Chiese rupestri in Puglia: il Tempietto di Santa Margherita a Mottola

Tra le chiese rupestri in Puglia, la cappella-cripta di Santa Margherita a Mottola (Taranto) è un ingresso in profondità. Qui la civiltà rupestre è un paesaggio da attraversare. La chiesa, forse una cappella votiva frequentata dalla comunità monastica di Casalrotto a partire dal XII secolo, è letteralmente uno scrigno di affreschi rupestri, sia per quantità sia per qualità. C’è inoltre un dettaglio che la rende perfetta per il nostro ritratto in ombra: nel sottarco che dall’abside porta al secondo ambiente sulla destra compaiono due tra i più antichi affreschi rupestri del tempietto. Il primo raffigura l’Arcangelo Michele in stile bizantino, mentre di fronte troviamo Santa Margherita, attribuita all’arte provinciale comnena. Qui il fresco non è solo temperatura, ma una sensazione: come se la pietra avesse memoria e te la passasse addosso.

Arte provinciale comnena: quando l’arte bizantina incontra la Puglia

Quando si parla di arte comnena si intende il linguaggio figurativo fiorito nel mondo bizantino sotto i Comneni, dinastia avviata con Alessio I nel 1081. Nel XII secolo questa pittura tende a farsi più intensa ed espressiva, ma nelle “periferie” del Mediterraneo, come le gravine e le chiese-grotte pugliesi, arriva spesso in versione “provinciale”. Meno “di corte”, più ruvida e immediata, con figure frontali e il sacro che ti guarda dritto in faccia. È il caso di Santa Margherita a Mottola, raffigurata con una durezza arcaica e popolaresca che non è affatto un limite, ma è la firma del tempo.

Quando esci da Santa Margherita, il bello è che non devi “cambiare mondo”, ma puoi restare a Mottola, spostare lo sguardo e immergerti in un altro luogo meraviglioso. Perché qui la civiltà rupestre è una costellazione e la seconda stella, quasi naturale, è Casalrotto: stessa pietra, altra voce. 

Chiese rupestri in Puglia: Sant’Angelo di Casalrotto e la Deesis nell’ombra

Casalrotto è davvero un mondo a parte: un comprensorio rupestre nei dintorni agresti di Mottola dove la vita ha lasciato tracce ovunque. La chiesa rupestre di Sant’Angelo di Casalrotto è un unicum. Rappresenta infatti l’unica chiesa rupestre dell’Italia meridionale scavata su due livelli ipogei. Parlando di affreschi, inoltre, tra quelli meglio conservati, troviamo la Deesis, ovvero un Cristo Pantocratore tra Madonna e San Giovanni Battista, tema fortissimo nell’iconografia rupestre pugliese. Questa Deesis è una scena che non si dimentica: intercessione, sguardi frontali, silenzio teso, essenzialità. In un pomeriggio d’agosto, quando fuori tutto è luce, questa immagine nell’ombra ti sembra quasi una risposta che la pietra non cancella, ma custodisce.

La Cripta della Candelora a Massafra: volte che sembrano scolpite dal silenzio

A Massafra (Taranto) la gravina diventa pura architettura e la Cripta della Candelora (datata alla fine del XII secolo) è una di quelle chiese rupestri in Puglia che, quando entri, ti obbliga a guardare in alto prima ancora che alle pareti. Volte “a schiena d’asino”, a stella, a vela, a cupola lenticolare. Un repertorio che sembra un esercizio di bravura, ma nasce da una necessità antica, e cioè quella di ritirarsi, pregare e costruire con la roccia. La Candelora di Massafra è famosa anche per i dipinti parietali. I più antichi sono attribuiti al XIII secolo e tra le raffigurazioni spicca la Presentazione al Tempio e la Candelora, da cui la cappella prende il nome. In pieno agosto, questo luogo ha una qualità rara. Non solo è fresco, ma anche quieto. Ti mette dentro un silenzio che sembra scolpito.

La Cripta di San Biagio a San Vito dei Normanni: il XII secolo sotto terra

In località Jannuzzo, tra San Vito dei Normanni e Brindisi, la cripta è al centro di un insediamento rupestre risalente al XII secolo circa. Si tratta di una cappella sotterranea molto suggestiva. Questa chiesa-grotta ti dà infatti la sensazione di “entrare nel racconto”. Scendi e la luce si fa a lame, il respiro diventa più lento e le pitture cominciano a fare quello che sanno fare meglio: guardarti. Uno di quei luoghi in cui capisci perché gli affreschi rupestri sono presenze vive e non semplici decorazioni.

San Michele delle Grotte di Gravina in Puglia: il Cristo Pantocratore che resiste

A Gravina in Puglia la roccia è città e San Michele delle Grotte è un colosso rupestre. Cinque navate intercomunicanti tra loro, pilastri, absidi e una grande architettura scavata.

C’è un affresco nell’abside della prima navata che cattura subito l’attenzione: un Cristo Pantocratore tra San Paolo e San Michele, databile intorno al XII secolo. Questo è un luogo dove arte e pietra si sono fuse; dove il sacro, nel cuore della Puglia interna, ha avuto bisogno di farsi rifugio, non facciata. Questa sosta, nel pieno di agosto, è quasi terapeutica: la freschezza arriva come un dono e gli occhi dipinti sembrano davvero resistere al tempo.

Chiese rupestri in Puglia: cinque silenzi, una sola estate

Se vuoi farne davvero un’esperienza, pensala così. Non “fare cinque cose”: entra cinque volte in un fresco diverso. Alla fine torni fuori nel sole e ti sembra che agosto sia cambiato. Non perché faccia meno caldo, ma perché ti sei portato dietro l’ombra buona, quella che solo le chiese rupestri in Puglia ti sanno lasciare: fresca, lenta e piena di memoria.

Prima di partire, fai due cose semplici. Controlla sempre i siti ufficiali dei Comuni e degli enti che gestiscono i luoghi (musei, parchi, uffici turistici), perché molte chiese rupestri non hanno apertura continua, a volte si entra solo con visite organizzate o potrebbero essere temporaneamente chiuse per lavori, restauri o ulteriori scavi. Verifica il giorno stesso eventuali variazioni o chiusure temporanee, così il viaggio resta un piacere e non una caccia a porte chiuse.


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