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Detenuti creano confezioni per medicinali: progetto del carcere di Foggia

Detenuti creano confezioni per medicinali: progetto del carcere di Foggia

È partita in questi giorni l’iniziativa “In me non c’è che futuro”, progetto organizzato a Foggia per supportare i detenuti del maggiore carcere della capitanata nel gravoso compito del reinserimento nel mondo del lavoro. L’idea è strutturalmente semplice: ai carcerati desiderosi di essere coinvolti è stato richiesto di partecipare alla realizzazione delle confezioni di alcuni farmaci specifici, il tutto dietro la coordinazione della Farmalabor s.r.l con la collaborazione del provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per Puglia e Basilicata, la cooperativa sociale “Pietra di Scarto” e la casa circondariale del capoluogo foggiano.

Il progetto è stato presentato al pubblico all’interno del carcere presso il rione Casermette e ha obiettivi ben chiari: rendere educativa l’esperienza della reclusione e dare un’opportunità di riscatto per i detenuti dal punto di vista personale e sociale. Le persone coinvolte saranno prima opportunamente formate, in seguito si dedicheranno al lavoro di packaging in aree opportunamente prestabilite nella struttura detentiva. Tutti i prodotti che verranno realizzati avranno un apposito bollino distintivo volto ad informare la clientela dell’iniziativa al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del reinserimento lavorativo al termine del periodo contenitivo dei carcerati.

Alla presentazione del progetto sono intervenuti il dott. Carmelo Cantone (Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Puglia e Basilicata), la dott. Rosa Musicco (Direttore Casa Circondariale di Foggia), il dott. Pietro Fragrasso (Presidente Coop. Sociale “Pietra di Scarto”), il dott. Sergio Fontana (Amministratore unico di Farmalabor s.r.l.).

Il carcere di Foggia è tra le strutture detentive più virtuose della regione: il secondo più grande della Puglia, il maggiore della città ed il solo della stessa con un reparto femminile. Compie quest’anno 40 anni di “servizio” durante i quali ha sempre cercato di svolgere progetti per favorire il reinserimento lavorativo dei suoi occupanti. L’iniziativa “In me non c’è che futuro” è l’ultimo passaggio di una filosofia volta alla rieducazione e al reintegro positivo nella società che la struttura cerca da sempre di porre in atto.


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