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LECCE – Il futuro del cinema italiano passa ancora una volta dal Salento. In vista della diciassettesima edizione del Premio Mario Verdone, prestigioso riconoscimento del Festival del Cinema Europeo di Lecce, in programma dal 7 al 14 novembre 2026, Carlo Verdone ha voluto lanciare un accorato messaggio di fiducia verso i giovani talenti della settima arte.
Istituito in memoria del celebre critico cinematografico, saggista e docente universitario Mario Verdone, il premio celebra da anni le opere prime più originali del panorama nazionale. Una missione quanto mai urgente, come ha ribadito lo stesso attore e regista romano: “Il cinema è in mano alle nuove generazioni: ci vuole un ricambio generazionale, altrimenti i film saranno sempre fatti dai soliti volti che non sempre riescono a centrare l’obiettivo”.
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La cinquina dei finalisti di quest’anno, selezionata dal Direttore del Festival Alberto La Monica insieme al Direttivo del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) presieduto da Laura Delli Colli, valorizza esclusivamente autori con meno di 40 anni d’età:
A decretare il vincitore assoluto durante il weekend conclusivo della kermesse leccese sarà la giuria d’eccezione composta dai tre fratelli Carlo, Luca e Silvia Verdone. Negli anni, il premio ha tenuto a battesimo registi che si sono poi affermati a livello internazionale, tra cui i fratelli D’Innocenzo, Susanna Nicchiarelli, Greta Scarano, Alice Filippi e Margherita Vicario.
Richiamando il periodo in cui un giovanissimo Verdone ventottenne ricevette la fiducia e il sostegno di un maestro come Sergio Leone, il regista ha analizzato con lucidità le difficoltà attuali del settore dell’audiovisivo e il calo di presenze nelle sale: “In un momento in cui il cinema italiano soffre in sala, la soluzione è una sola: scrivere meglio, trovare soggetti spiazzanti e idee capaci di guardare la realtà con uno sguardo singolare”.
Netta e senza appello è stata inoltre la presa di posizione di Verdone contro l’utilizzo indiscriminato dell’Intelligenza Artificiale nel processo creativo: “Se l’IA entra a gamba tesa nel cinema sarà la fine per tantissime categorie, dagli sceneggiatori agli scenografi fino ai doppiatori. Mi hanno mostrato una versione di Borotalco rielaborata con l’IA in cui tutti parlavano giapponese: dopo 50 minuti ho dovuto spegnere. Dio ci scampi da un futuro del genere: il cinema ha bisogno di cuore, mestiere e visione umana”.
Il rapporto tra Carlo Verdone e la Puglia va ben oltre la semplice parentesi professionale. Per l’attore e regista romano, Lecce e il Salento rappresentano una vera e propria casa elettiva del cuore e della cultura. Un legame profondo consolidato proprio attraverso la presenza trentennale del Festival del Cinema Europeo, che Verdone ha più volte definito come una delle manifestazioni più autentiche, umane e raffinate dell’intero panorama cinematografico continentale.
Verdone non ha mai nascosto la sua folgorazione per la bellezza barocca del capoluogo salentino, per la qualità della vita e per il calore del pubblico pugliese, elogiando a più riprese la straordinaria luce del Salento e l’incomparabile patrimonio enogastronomico della regione. La fedeltà con cui ogni anno torna a Lecce per premiare i giovani cineasti testimonia un affetto reciproco e indissolubile, che incorona la Puglia come palcoscenico privilegiato per lo scouting e la valorizzazione del nuovo cinema italiano.
Immagine di copertina: fonte ANSA Puglia.

Data: 25 Set 2026
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