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Quarantana, la bambola sui balconi pugliesi che prepara alla Pasqua

“Il fantoccio appeso sui balconi di Puglia viene anche chiamato con il nome di vedova di Carnevale.”
Quarantana, la bambola sui balconi pugliesi che prepara alla Pasqua

E mùrt Carnevòle e na’nze chjange chiue” (è morto il Carnevale e non si piange più): un proverbio che sopravvive ancora, soprattutto nell’entroterra pugliese. Un detto che segna il confine tra le tristezze dell’anno trascorso e l’inizio di un nuovo anno ancora da scrivere, con l’ottimismo e la speranza che possa essere propizio. La morte, la fine del Carnevale, viene ancora testimoniata, in alcuni paesi, dalla Quarantana, appesa ai balconi, alle pareti di casa o dei negozi. Una bambola, un fantoccio, che scandisce il tempo di preparazione alla Pasqua.

La morte del Carnevale e la nascita della Quarantana

La Quarantana è una donna brutta, con un fazzoletto nero in testa, il fuso e la conocchia tra le mani e una patata dalla quale pendono sei penne nere e una bianca di gallina. Il fuso e la conocchia indicano la laboriosità delle donne, dedite alla lavorazione della lana, e il trascorrere del tempo che anticamente era rappresentato da Cloto che tesseva il filo. Vestita a lutto, la Quarantana viene considerata la vedova di Carnevale, o l’immagine della meditazione sulla morte di Cristo in tempi di Quaresima. La tradizione vuole che ogni domenica di Quaresima i giovani debbano estrarre una penna nera, e per ultima quella bianca, nel giorno di Pasqua.

A seconda dei Paesi e delle regioni ci sono delle piccole differenze tra le Quarantane: in Valle d’Itria al posto delle penne di gallina si vedono 7 taralli, in altre regioni un’arancia al posto della patata. A Martina Franca invece la Quarantana ha un paio di forbici, per tagliare la lingua a chiunque trasgredisca mangiando cibi proibiti durante la Quaresima.

La morte della Quarantana e la Pasqua

Arrivato il giorno di Pasqua, durante la processione del Cristo Risorto, la Quarantana viene fatta saltare in aria. Il rito dello scoppio di questo fantoccio è ormai in via d’estinzione, ma uno dei tanti paesi in cui continua a sopravvivere è Ruvo di Puglia. Anticamente, si diceva che dal modo in cui il fantoccio veniva inghiottito dalle fiamme si riusciva a capire come sarebbe andata l’annata agraria.

Credits: foto a destra @caetanus.i (instagram), foto in alto Emanuele Fortunato.


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