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Specchie del Salento: tra misteri e leggende

La Puglia raccoglie al suo interno una numerosa serie di testimonianze dirette dell’antichità, tra cui le specchie, affascinanti reperti storici che narrano di epoche lontane. La mente di un sognatore viaggia attraverso i diversi borghi in regione, respirando storia e magia, a cavallo tra leggende e tradizioni, racconti e verità. Oggi vi raccontiamo dei tipici manufatti che costellano il Salento e che da lì si protraggono sin nella Valle d’Itria e la Murgia.

Realizzati mediante sovrapposizione a secco di lastre calcaree derivanti dallo spietramento a mano dei soprasuoli murgiani e salentini le specchie vantano una denominazione di origine medievale. Si traduce così dal latino specula, questo termine che probabilmente faceva riferimento ad utilizzazioni come posti di vedetta. Sono ancora aperte ad oggi le ricerche sulle presupposte utilizzazioni di questi blocchi, la cui prima comparsa è stata per lungo tempo datata addirittura al Neolitico.

Diverse tipologie di specchie

Di due tipologie le specchie si dividono in base a dimensioni e funzioni in grandi specchie e piccole specchie. Le prime sono strutture che si innalzano seguendo una forma conica con un’altezza di circa 10-15 metri. Le piccole sono invece cumuli di pietra che pare avessero delle funzioni funerarie. In genere si tratta di semplici ammassi di pietre realizzati in maniera spontanea a formare piccoli dossi di pietrame di origine calcarea sparsi per la campagna. Ogni specchia grande pare avesse determinate funzioni, tra cui pare quella di avvistamento. In particolare questa tesi è sostenuta dallo sviluppo verticale delle strutture e dalla loro collocazione intorno ad antichi centri messapici. Considerando l’aspetto prevalentemente pianeggiante del Salento si può avvalorare questa tesi. Altri studiosi delle specchie sostengono invece che queste fossero destinate a funzioni di sepoltura, in particolare in alcuni luoghi attorno alle specchie sono stati ritrovati interi corredi funerari. Una tesi tra quelle meno accreditate ma al tempo stesso degna di nota sostiene invece che queste strutture sarebbero state sfruttate nel passato per l’accumulo di acqua. Essendo il territorio scarsamente piovoso, il calo notturno delle temperature avrebbe quindi consentito un accumulo di acqua. In alcune parti del mondo infatti strutture simili, sempre di derivazione preistorica, vengono denominate torri di condensazione o bacini di condensazione. Altri studi effettuati nel corso del tempo sostengono che queste fossero strutture di fortificazione edilizia poste a difesa dei centri abitati.

Dove si trovano?

La Valle d’Itria, alcuni comuni del Salento ed il Gargano presentano diverse specchie disseminate nei loro territori. Ce ne sono infatti 18 attorno a Ceglie Messapica, 10 nei pressi di Villa Castelli, altre sparse tra Cisternino, Fasano e Francavilla Fontana. La più celebre tra le specchie ha dato il nome ad una frazione del comune di Martina Franca, denominato appunto Specchia Tarantina.

Anche il Salento Settentrionale ed il territorio di Oria presentano alcuni esemplari di specchie, altre sono sparse tra le aree di Martano, Ugento, Cavallino e Presicce. Non ne mancano nella zona della Murgia Barese e nei pressi delle lame.

Le specchie restano comunque avvolte in un alone di mistero, sia per le funzioni che svolsero in antichità che per la loro collocazione. Alcuni paleontologi sostengono che queste rappresentino ruderi di antiche enormi abitazioni simili ai nuraghi sardi e ai trulli, mentre altri sostengono fortemente che furono utilizzate dall’uomo primitivo per scopi difensivi. Non è da escludere nemmeno la credibilità di un’altra presupposta funzione, quella di vedetta. Essendo erette verso l’alto in una zona prevalentemente pianeggiante, di sicuro le specchie funsero da torri di avvistamento per prepararsi adeguatamente agli attacchi nemici, riuscendo a controllare dalla loro altezza l’ampiezza della costa.

Ve ne sono alcune nell’area salentina che raggiungono altezze di 4 metri circa: a queste viene attribuita un’antica funzione funeraria. Nel territorio di Salve, comune della Puglia in provincia di Lecce, si annoverano tra specchie: la Specchia Cantoro, la Specchia Spriculizzi, la Specchia Cucuruzzi, altrimenti detta dei Fersini, la più imponente ed antica.

La Specchia del demonio

Ricca di fascino e mistero la Specchia dei Mori suscita il grande interesse di studiosi e turisti. Collocata nei pressi di Martano-Caprarica è conosciuta anche come la “Segla tu demoniu”. Un’antica leggenda narra che questa specchia nasconderebbe al suo interno un tesoro costituito da una chioccia e dodici pulcini d’oro, impossibile da prendere perché nelle mani del demonio.

Un’altra affascinante leggenda che aleggia attorno a questa specchia “incantata”, narra che giganti Mori, antichi abitanti di questo luoghi, decisero di costruire questa specchia così alta per riuscire a salire fino al cielo. Il gesto non fu gradito agli dei che pertanto la fecero crollare seppellendo con le pietre del crollo coloro che l’avevano costruita. Ad oggi queste antiche costruzioni risultano informi ma al tempo stesso continuano ad esercitare un grande fascino sulle moltitudini di turisti che giungono a visitare i luoghi in cui ancora si stagliano.


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