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Sant’Alberto e il caratteristico pellegrinaggio a Montecorvino

“Il pellegrinaggio in onore del Santo Protettore di Montecorvino è un'usanza molto sentita dai fedeli del luogo.”
Sant’Alberto e il caratteristico pellegrinaggio a Montecorvino

Tra le tante tradizioni e usanze della Puglia oggi scopriamo quella che omaggia Sant’Alberto, patrono dei comuni in provincia di Foggia Motta Montecorvino, Pietra Montecorvino e Volturino.

Chi era Sant’Alberto

Questi nacque in una nobile famiglia normanna nel 1031 in un borgo nelle vicinanza di Montecorvino, fin quando all’età di 5 anni si trasferì proprio in quel comune. Da sempre dedito alla preghiera e al digiuno, Alberto fu presto nominato vescovo della città. Ben presto le straordinarie doti del giovane furono notate da tutti, tanto da essere apprezzato da molti nobili locali e non solo. Ben presto, però, a causa delle privazioni di cui si era imposto, diventò cieco, motivo per il quale fu affiancato da un coadiutore.

L’incredibile sensibilità dell’uomo e la sua fede gli consentirono di essere sepolto, dopo la sua morte avvenuta nel 1127, all’interno della cattedrale di Montecorvino.

Il primo pellegrinaggio

Nel 1889, Montecorvino vide le agricolture stremate dalla siccità, motivo per il quale fu invocato l’aiuto del Santo Patrono con delle processioni svolte all’interno del paese.

Stando alla tradizione, il Santo decise di aiutare i propri fedeli comparendo in sogno a due donne di Montecorvino: durante questi sogni consigliava di compiere un pellegrinaggio tra i ruderi della vecchia città, che con il passare degli anni era andata distrutta.

Così, il 16 maggio si riunirono tutti i fedeli di Pietra, Motta e Volturino, che con la statua di Sant’Alberto in spalla seguirono il suggerimento dato dal Santo. Non appena tornati scoraggiati nelle proprie abitazioni, finalmente avvenne il miracolo: iniziò a piovere così tanto da ripristinare il corretto ciclo dei campi.

Tradizioni e usanze

A partire da quel momento in poi, ogni 16 maggio le tre cittadine omaggiano il Santo ripercorrendo, proprio come 130 anni fa il pellegrinaggio in onore di Sant’Alberto.

Il viaggio verso i ruderi della cattedrale viene annualmente accompagnato dai caratteristici “palij“, ovvero dei lunghi fusti di alberi ricoperti di fazzoletti multicolori e portati eretti da una squadra di fedeli.

Non appena arrivati nei pressi dei ruderi, viene celebrata la classica funzione religiosa, per ringraziare e chiedere nuove grazie al Santo.

Particolarmente tradizionale è la cerimonia di tipo propiziatorio che viene celebrata nel mondo agricolo: il “panegirico“, ovvero la benedizione dei quattro punti cardinali che portano la statua del Santo ai 4 lati dei ruderi della cattedrale, che viene sempre sistemata con il viso rivolto verso i campi che impartisce la benedizione ai raccolti.


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