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Riserva Regionale Palude la Vela, una chicca del tarantino

“Da regno di cacciatori a oasi di pace per uomini e animali.”
Riserva Regionale Palude la Vela, una chicca del tarantino

Nella provincia di Taranto, per sette ettari si estende la Palude la Vela, all’interno della Riserva Regionale, quest’ultima avente una superficie complessiva di 116 ettari.

Quest’area, gestita dalla sezione Puglia di WWF Italia è un ambiente in cui crescono una rigogliosa macchia mediterranea e fitti canneti.

Quando nasce la riserva

La Riserva Naturale Regionale Orientata Palude la Vela nacque come Oasi di Protezione della Flora e della Fauna nel 1991. Il suo scopo primario era la valorizzazione di una colonia di aironi e altre specie che si erano installate in questo territorio, insieme a cavalieri d’Italia, avocette e falchi pescatori. Oltre alla sua avifauna, il parco si contraddistingue per la presenza di una vegetazione caratterizzata da salicornie, salsole e pini d’Aleppo

Gli anni difficili della Palude la Vela

La Riserva Naturale ha alle spalle una storia non semplice: da regno dei cacciatori ad oasi di pace per umani ed animali. Il luogo è stato abbandonato per decenni. Risultava privo di recinzione e vi agivano vandali e prostitute. Negli Ottanta, i volontari del WWF, lottavano per allontanare i cacciatori dal parco, disturbandoli in qualsiasi modo, al fine di preservare la fauna selvatica. Con il passare degli anni la riserva è stata ripulita e protetta.

La riserva diventa Ecomuseo

Nel 2019 la Palude La Vela, assieme al mar Piccolo di Taranto, diventano ufficialmente Ecomuseo dal nome  “Ecopamar”. La decisione è avvenuta dopo tre anni di sperimentazione nella riserva naturale ricca di potenzialità turistiche. La giunta comunale di Taranto ha avviato l’iter per il riconoscimento di “Ecopamar” quale ecomuseo di interesse regionale poiché area caratterizzata da un particolare ecosistema biologico da tutelare, in quanto in prossimità di aree industriali inquinanti.

Il percorso compiuto per arrivare alla realizzazione di “Ecopamar” è stato lungo ed è stato possibile anche grazie alle partnership tra WWF, quale soggetto responsabile del progetto, e altri enti come il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, il Dipartimento di Biologia, il Centro di Esperienza in Educazione ambientale dell’Università di Bari, e altre associazioni pubbliche e private del territorio pugliese.

Foto: Ecomuseo Palude La Vela e del Mar Piccolo

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