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UniBa a capo della cura contro l’osteoporosi

“Il farmaco dovrebbe essere in commercio entro il 2025.”
UniBa a capo della cura contro l’osteoporosi

Un gruppo di ricercatori dell’università di Bari, studieranno campioni di cellule ossee e muscolari partiti da Bari e diretti alla volta del Kennedy Space Center della Nasa, sito a Cape Canaveral in Florida, tali campioni verranno infatti trattati dopo essere stati spediti nello spazio.

Il campione sperimentale di riferimento sarà caricato sulla capsula Dragon e lanciato lungo l’orbita terrestre in data 2 aprile, restando a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per 21 giorni. Il trattamento sarà effettuato tramite l’utilizzo dell’Irisina, una particolare molecola che potrebbe dimostrarsi efficace nella ricerca di una cura contro l’osteoporosi e l’atrofia muscolare. Una ricerca fondamentale, quindi, per l’Università di Bari, che dimostra come gli studi pugliesi siano ancora all’avanguardia a livello mondiale.

Maria Grano a capo della ricerca

Capo del team di ricerca è Maria Grano, ordinario di istologia presso la scuola di Medicina e Chirurgia del Policlinico di Bari, in collaborazione con Silvia Colucci e Giacomina Brunetti dell’Università di Bari, Giorgio Mori dell’Università di Foggia e la ricercatrice barese Graziana Colaianni.

L’Irisina è un particolare ormone prodotto naturalmente dai muscoli in risposta allo sforzo fisico ed è generalmente noto per la sua capacità di bruciare grassi e rafforzare la struttura ossea. Risale al 2015 la ricerca che dimostra come l’Irsina rilasciata dai muscoli scheletrici dei topi a seguito di esercizio fisico regolasse il controllo della massa ossea, dimostrandosi un’ottima base su cui costruire una cura per malattie come l’osteoporosi.

Altri esperimenti legati al particolare ormone dell’Irisina, hanno dimostrato come regolando opportunamente le dosi sia possibile anche prevenire se non curare la malattia, conservando la massa ossea del soggetto e irrobustendone i muscoli. Saranno pertanto mandate nello spazio cellule di topo in coltura al fine di osservare gli effetti dell’Irisina nel tempo, come precursore di un farmaco per il trattamento di osteoporosi e atrofia muscolare.

Per molti esperimenti è preferibile svolgere ricerche in ambiente spaziale poiché i processi di invecchiamento sono accelerati e rendono le cellule più mature in tempi ridotti, offrendo così agli scienziati terrestri la possibilità di valutare alterazioni molecolari che sulla terra si verificherebbero molto più lentamente in poco tempo, testando così in condizioni adatte l’azione di molecole terapeutiche, accelerando le loro capacità di cura.

Aggiornamento di gennaio 2020

Dopo tre anni di lungo lavoro, la dottoressa Grano ha confermato come il brevetto americano sia stato concesso. Sebbene prima di poter acquistare il medicinale in farmacia ci vorrà ancora tempo, al momento la battaglia contro l’osteoporosi sembra essere destinata alla vittoria.

In attesa che l’Irsina venga messa in commercio (non prima del 2025), tanti sono i malati che hanno iniziato a sognare. Questo successo, ha specificato la dottoressa, è anche dell’Università di Bari, titolare vera e propria del brevetto che dovrà quindi ricevere delle royalty all’Uniba.


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