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La stagione teatrale del Giordano di Foggia prosegue con lo spettacolo «Quello che non ho», per la regia di Giorgio Gallione, con le voci e chitarre di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini, in scena mercoledì 7 e giovedì 8 febbraio 2018.
Al suo terzo anno di tournée, questo affresco teatrale intreccia la musica dell’intramontabile Fabrizio De André con i testi del poema «La rabbia» di Pier Paolo Pasolini: due artisti, due giganti, mai allineati, spesso considerati eretici per le loro prospettive e per quel “dire tutto” che, pur evocativo e lirico, affonda le mani nel reale, affrontandone le stridenti contraddizioni. Attraverso il format teatro-canzone, Neri Marcorè si ispira a questi due pilastri del nostro Paese per raccontare una “nuova orrenda preistoria”, che sta minando politicamente ed eticamente la società contemporanea: storie emblematiche, quasi parabole del presente, che raccontano (anche in forma satirica) nuove utopie, inciampi grotteschi e civile indignazione. Storie di sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, di esclusione, di ribellione, di guerra, di illegalità, rilette con un filtro grottesco, ghignante e aristofanesco.
In un binomio potente di parole e note che tocca i temi caldi dell’attualità, l’attore marchigiano regala un’ora e mezza di satira, portando in scena il sentimento di indignazione civile di De Andrè e le “anime salve” di Pasolini. In equilibrio instabile tra ansia del presente e speranza del futuro, prendono vita storie emblematiche che mettono a nudo le contraddizioni della nostra società globalizzata, dove – come affermava Pasolini nel documentario La rabbia – continua ad esserci sviluppo senza progresso.
A questo tessuto narrativo, basato su episodi di cronaca internazionale, riflessioni di carattere economico e sociale, si incrociano le poesie in musica del Faber che passano dalle ribellioni e i sarcasmi giovanili alla visionarietà dolente delle “anime salve” e dei “non allineati” contemporanei. Idealmente dallo spettacolo emerge un dialogo, etico e politico, tra le narrazioni dell’Italia e del mondo lasciateci in eredità da due artisti lontani tra loro ma curiosamente spesso in assonanza.