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Otranto, sigilli sul Twiga Beach Club: “Abusivismo edilizio”

Una bufera si abbatte sullo stabilimento balneare Twiga Beach Club, celebre marchio di proprietà dell’imprenditore Flavio Briatore, in via di costruzione sul litorale di Otranto, in provincia di Lecce. In mattinata, infatti, carabinieri forestali e carabinieri della sezione di Pg della Procura di Lecce, congiuntamente alla polizia provinciale, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dello stabilimento, che sorge su un terreno privato in località Cerra, vicino Grotta della Monaca. L’ipotesi di reato contestata è di abusivismo edilizio.

Si tratta di un’area “agricola” per il catasto, provvedimento a firma del sostituto procuratore di Lecce Antonio Negro

Il decreto di sequestro sull’area di cinque ettari contesta l’avvenuto sbancamento del terreno e l’esecuzione di lavori edili in difformità con le opere per le quali il Comune ha rilasciato le autorizzazioni. A determinare l’atto è la nomenclatura dell’area, “agricola” per il catasto. Così, opere di quella portata –inerenti gli accessi al mare-non sarebbero possibili su un terreno agricolo, se non nella fattispecie di servizi minimi utili ad agevolare l’arrivo sulle coste. I fari della giustizia si sono posati sul permesso rilasciato dal consiglio comunale di Otranto il 4 marzo 2016: come spiegato sulle colonne di Repubblica, il permesso in essere riguarda la convenzione stipulata tra la società Cerra e l’amministrazione per un “accesso al mare”, che fosse dotato di “strutture amovibili di chiosco e ristorante e servizi per la balneazione” al fine di “consentire la fruizione del litorale e garantire la fornitura di servizi e attrezzature utili alla balneazione”. Il provvedimento di sequestro è a firma del sostituto procuratore di Lecce Antonio Negro.

Nei piani, il “Twiga Beach Club” di Otranto avrebbe seguito altre oasi di lusso dopo quelle presenti in Versilia, a Montecarlo e Dubai (e prima di Londra). Con Briatore, in società ci sono Luigi De Santis, gestore della tenuta Furnirussi e figlio di Roberto, amico di Massimo D’Alema, Raffaele “Mimmo” De Santis, già presidente provinciale di Federalberghi e l’ingegnere Vincenzo Pozzi, ex presidente dell’Anas. Il progetto prevedeva la realizzazione di 150 gazebo di fronte al mare, arricchiti da ristoranti di alta cucina italiana e giapponese. Piani che oggi rischiano di subire un lungo stop.


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