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Moscati di Taranto, 20 nuovi posti letto per la terapia intensiva

“Dopo l’emergenza Covid sarà fondamentale per la riorganizzazione funzionale del nosocomio tarantino.”
Moscati di Taranto, 20 nuovi posti letto per la terapia intensiva

La Asl di Taranto è stata dotata di un nuovo reparto di terapia intensiva all’interno dell’ospedale Moscati, con 20 posti letto distribuiti in 10 stanze di degenza dotate di ventilatori polmonari e complete delle apparecchiature mediche necessarie per l’assistenza dei pazienti Covid-19.

Realizzato dalla Protezione Civile della Regione Puglia, con il contributo della Banca d’Italia, questo nuovo reparto si renderà fondamentale per la riorganizzazione funzionale del nosocomio tarantino.

La struttura, consegnata ufficialmente lo scorso martedì 9 giugno, è vicina al padiglione malattie infettive e dispone di accessi indipendenti ed è costituita da moduli prefabbricati che sono stati assemblati in tempi più che rapidi dalla Protezione Civile e dalla Regione Puglia con il supporto tecnico dell’Agenzia Strategica Regionale dell’ASSET.

Di cosa è dotato il nuovo reparto

Di impiantistica molto avanzata, il nuovo reparto è dotato di un condizionamento a ventilazione a pressione modulabile, impianti elettrici protetti con gruppo di continuità, impianti di gas medicali, rilevazione fumi e antincendio, videosorveglianza e ogni altro impianto necessario alla completa funzionalità.

Come specificato in una nota stampa, la possibilità di garantire la pressione negativizzata si rende fondamentale in quanto non permette agli agenti patogeni di uscire dalla struttura: l’impianto, inoltre, consente un ricambio d’aria completo in 5 minuti.

Le parole di Michele Emiliano

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, in visita nella struttura, ha ricordato come i nuovi 20 posti letto costituiranno una sicurezza importantissima e straordinaria per tutto il territorio. Queste le sue parole: “Consentiranno all’oncologico di agire in futuro per la maggiore tutela della salute delle persone, di operare anche con maggiore ‘arditezza’ e soprattutto di avere un margine di sicurezza per le tante necessità dell’oncologia che in passato purtroppo non eravamo in grado di assicurare. Resta il fatto che è anche un dispositivo Covid molto importante. Questo ospedale è quello che ha avuto probabilmente la migliore performance in guarigioni, è stato uno dei primi a sperimentare i nuovi farmaci”.


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