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L’economia pugliese? E’ in crescita

E’ in significativo miglioramento l’economia pugliese: a rivelarlo è stato il rapporto Puglia 2016 dell’Ipres, presentato a Bari nel Consiglio regionale, alla presenza, tra gli altri, del presidente del comitato scientifico dell’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali, Nicola Di Cagno, del presidente dell’Ipres, Vito Sandro Leccese, del direttore generale Angelo Grasso, e del presidente dell’Assemblea legislativa, Mario Loizzo. Il dossier mostra segni di notevole vitalità dell’economia pugliese con picchi soddisfacenti a livello nazionale.

A rivelarlo i dati contenuti nel rapporto Ipres, preoccupa però il calo degli investimenti

Nel complesso, a caratterizzare l’economia pugliese è una dinamicità più accentuata rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno. “Il Pil, l’indicatore più noto, si è attestato – ha spiegato Grasso – sui 70 miliardi di euro in valore nominale ed è cresciuto rispetto al 2014 del 1,2%, ossia più della media del Paese e più del Sud. Hanno sostanzialmente tenuto i consumi delle famiglie con una crescita dell’1,5%. Restano criticità sul fronte dell’occupazione e pur registrando un recupero rispetto alle perdite accumulatesi negli anni di crisi, i miglioramenti non sono ancora significativi. Rispetto al 2008 sono stati persi circa 80mila posti di lavoro e mentre cresce l’occupazione meno qualificata si hanno perdite più secche in quella qualificata e tra i giovani.

Da un lato vi è stata una crescita dell’1,5% per i consumi, dall’altro, a preoccupare, invece è l’analisi degli investimenti, calati dai 13,9 miliardi del 2000 ai 10,5 miliardi del 2014 con una contrazione di 3,4 miliardi di euro. “Un macigno” lo definisce Loizzo, con peso specifico importante sulle possibilità di sviluppo. “Un governo può fare tutti gli sforzi, per sostenere l’occupazione e le piccole imprese, ma restano estemporanei se non vengono inseriti in un contesto organico di investimenti pubblici e privati” è stato il grido d’allarme di Loizzo. Nessun Sud piagnone, dunque, ma dati oggettivi da analizzare. E il Pil, indicatore positivo, non può che essere un punto di partenza.


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