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Lavoro artigianale in Capitanata, la Puglia di un tempo che resiste

Lavoro artigianale in Capitanata, la Puglia di un tempo che resiste

Oggi vi conduciamo in un viaggio alla scoperta dei mestieri di una volta, portandovi a spasso per i mestieri che persistono in Capitanata capitale del lavoro artigianale. Per Capitanata, s’intende quella regione storico – culturale della Puglia che deriva da “catapano”, termine con il quale s’indicava il funzionario che amministrava il territorio durante l’Impero bizantino. Attualmente, il termine è utilizzato per indicare la provincia di Foggia, città protagonista in Puglia per quanto riguarda il lavoro artigianale.

Quando ci si sofferma a pensare al lavoro artigianale, subito appaiono nella mente gli anni ormai non più vicini, ma lontani nel tempo, come il lavoro dei nostri bisnonni e, forse, ancora più a ritroso nel nostro albero genealogico. Ed è proprio a tal proposito che ha voce in capitolo la Capitanata sul lavoro artigianale: lattai, sarti, panettieri, calzolai, corniciai, ricamatrici, vetrai e spazzacamini sono i mestieri passati e futuri dell’economia della provincia di Foggia. Non è solo una credenza o magari la nostalgia degli anni passati che spinge a portare avanti questi mestieri, ma questa volta è la classifica della Camera del Commercio di Milano a parlare: Foggia e la sua provincia contano 26mila imprese di cosiddetti “mestieri di una volta” con i conseguenti 19mila addetti, seguita dalla provincia di Bari. È proprio così, i lavori artigianali danno ancora impiego a moltissimi operai e, prima di tutto, padri di famiglia.

Quali sono i “mestieri di una volta” più praticati? Al primo posto in classifica ci sono l’allevatore e l’agricoltore, che contano circa 25mila aziende in Capitanata. Possiamo considerarli come lavori rudi ma, in realtà, sono quelli più puri che riconducono tutto alla madre terra. A seguire ci sono le attività alimentari, con la produzione di pane e pasticceria che sono 361. Il pane è la ricchezza della regione Puglia, impastato con usanze e tradizioni radicate nel tempo, condito con amore e dedizione. Un altro mestiere tradizionale e al tempo stesso audace, è quello del venditore ambulante: per le strade ancora oggi si vende di tutto, dai fiori ai latticini, insieme a pesce e frutta.

Nonostante le attività dei cinesi, le sartorie artigianali pugliesi resistono ancora in Capitanata e sono ben 56, come loro i falegnami e i corniciai che continuano a mandare avanti le loro aziende in questa zona. Nessuno ha più bisogno di aggiustare l’orologio o riparare un paio di scarpe: in provincia di Foggia si fa sempre più fatica a trovare orologiai e calzolai, anche se 53 sono le aziende ancora attive costrette, sfortunatamente, a cambiare sempre sede a causa degli affitti troppo alti. Si continua con addetti alle pulizie (14), aziende di riparazione e manutenzione degli oggetti in metallo (9), tessitura e fabbricazione di ricami e merletti (11) e servizio traslochi che ne conta quattro. Nell’area invece resta attiva soltanto un’attività di lavorazione del vetro a mano e a soffio artistico.

La statistica ha dimostrato che i mestieri considerati retrò o d’altri tempi, in realtà sono quelli che offrono maggiori possibilità agli operai, al momento sono circa un milione quelli impiegati nel lavoro artigianale. Non si parla di operai anziani senza prospettive per il futuro, si sta parlando del 6,7 % di giovani che ogni giorno mettono tutta la loro passione e dedizione in ciò che fanno. Anno dopo anno aumenta anche la percentuale degli stranieri che svolgono un lavoro artigianale, attualmente attestata intorno all’1,2%.


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