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Ilva, rischio tagli per 5000 esuberi: i sindacati, “inaccettabile”

Per i sindacati si tratta di numeri “inaccettabili”: sono gli aggettivi attribuiti per i 5-6000 esuberi per il colosso del siderurgico Ilva, con sedi a Taranto, Marghera, Genova e Novi Ligure, definiti tali da sindacati e commissari per la presentazione dei piani al termine dell’incontro al Ministero dello Sviluppo tra ministro Calenda, sindacati e commissari per la presentazione dei piani. Per i tre segretari generali di Fiom, Fim e Uilm – rispettivamente Maurizio Landini, Marco Bentivogli e Rocco Palombella – si tratta di un taglio netto al personale, che rischia di essere acuito dal passaggio dall’attuale amministrazione straordinaria alla cordata vincitrice della gara, con ogni probabilità il tandem ArcelorMittal-Marcegaglia scelto dai commissari straordinari.

Domani nuovo confronto tra i sindacati e il Ministero dello Sviluppo Economico

Gli esuberi e i loro numeri sono indicati nei piani industriali presentati dalle due cordate in gara per Ilva e illustrati ai sindacati. A giustificare i tagli sono gli elevati costi annui degli addetti: per questo i sindacati torneranno al tavolo con il Ministero dello Sviluppo Economico giovedì primo giugno. Il piano ArcelorMittal e Marcegaglia, secondo quanto riferito dai sindacati, prevede 4mila 800 esuberi da subito per poi salire a 5mila 800 nel 2023. A incidere è anche il costo medio annuo per lavoratore, che per ArceloMittal e Margegaglia arriva al 2023 di 52mila euro, mentre per Acciaitalia arriva al 2023 a 44mila euro: numeri che fanno la somma con i 4.100 dipendenti in cassa integrazione già in dote al gruppo Ilva, a fronte di un numero complessivo di 14mila 200 dipendenti. Dei quali tanti oggi tremano in attesa di conoscere eventuali sviluppi sul proprio futuro.


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