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Domenico Modugno, da Polignano a Mr. Volare, padre della musica

Domenico Modugno, da Polignano a Mr. Volare, padre della musica

Chi con Domenico Modugno ci è cresciuto si chiede ancora se un sogno così ritornerà mai più. Padre del cantautorato italiano e uno dei più grandi interpreti d’Europa, le sue canzoni sono diventate simboli dell’Italia nel mondo e sono ancora interpretate con ammirazione anche oltreoceano. Più giovane di quattro figli, Domenico Modugno nasce nella bianca cornice di Polignano a Mare, nel barese, il 9 gennaio del 1928. Il padre Vito Cosimo Modugno, capitano di polizia, nove anni dopo è costretto a trasferirsi con tutta la famiglia a San Pietro Vernotico, nel brindisino: qui il piccolo Domenico impara il dialetto locale, molto simile a quel siciliano che in futuro sarà la sua bandiera. Grazie all’influenza dei suoi genitori cresce con una chitarra tra le mani, a 15 anni Modugno compone già le sue prime creazioni, “E la luna fra le nubi che sorride al mio dolore” e “Il treno che fischia”, mai incise.

Sentendosi stretto nella vita di paese fugge di casa a 19 anni andando a Torino dove lavora come gommista e coltivando il sogno segreto di diventare un attore di successo. Un’esperienza fondante della sua carriera, il freddo che prova nella baracca dove alloggiava sarà parte di lui negli anni a venire. Nel 1951, raggiunge il suo primo obiettivo iscrivendosi ad una scuola di recitazione mentre continua a pagarsi gli studi accettando anche i lavori più umili. È giudicato il migliore allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ed Eduardo de Filippo lo sceglie per un suo film, “Filumena Marturano”.

La sua personalità dirompente traspare sin da subito, suonatore di fisarmonica sempre gioviale e sensibile, chiamato dagli amici “fimminaru” (sciupafemmine) per via delle sue abilità dialettiche e delle sue doti artistiche, è recitando e cantando come militare siculo nella pellicola “Carica Eroica” di de Robertis che prende l’avvio alla leggenda del “Modugno siciliano”, manovra pubblicitaria utile per lanciarlo con più facilità al grande pubblico.

Il suo talento è notato e sperimentato in radio dapprima dove è presentato come cantante alla trasmissione “Trampolino” poi insieme a Franca Gandolfi con cui conduce “Amuri… Amuri”, programma durante il quale egli stesso scrive le canzoni, recita e interpreta persino il rumorista. I suoi testi sono in pugliese e siciliano, dedicati a minatori, pescatori, pesci spada innamorati, cavalli ciechi: la critica è entusiasta e nel 1957 raggiunge il suo primo successo con la vittoria al Festival della Canzone Napoletana con “Lazzarella”.

Bisogna attendere il 1958 per assistere alla storia della musica italiana che prende forma: sale sul palco del Festival di Sanremo conquistando la vittoria con “Nel blu dipinto di blu”, conosciuta anche all’estero come “Volare”, scritta in collaborazione con Franco Migliacci, dando l’avvio ad un fenomeno che rende la musica dello stivale conosciuta in tutto il mondo. Con la sua voce profonda e perfetta, lo studio musicale melodioso, rappresentando tutto ciò che era italiano, vende milioni di copie negli Stati Uniti. L’industria discografica americana gli consegna l’Oscar del disco e inventa il premio Grammy Awards assegnandogliene due, come disco e canzone dell’anno 1958. Sono i primi due Grammy mai assegnati nella storia. Durante una tournée gli furono consegnate le chiavi di Washington e la stella di Sceriffo di Atlantic City, infrangendo inoltre il numero record di spettatori per un concerto dal vivo a Coney Island raggiungendo le 121.000 presenze. Secondo i dati SIAE “Nel blu dipinto di blu” è tutt’ora la canzone italiana più eseguita al mondo.

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Vince ancora Sanremo, ad un anno di distanza, con “Piove”, conosciuta altresì come “Ciao Ciao Bambina”, ed alla successiva edizione arriva secondo con “Libero”. Costretto ad uno stop per una frattura alla gamba debutta come protagonista nella commedia teatrale “Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini, dove Modugno compone tutte le musiche e ne scrive tutti i testi: verrà definito “il più grande successo teatrale di tutti i tempi”. Avviato attore e consumato cantautore, Modugno è anche un grande appassionato di poesia e compone per Pasolini “Cosa sono le nuvole” e per Quasimodo “Le morte chitarre” e “Ora che sale il giorno”.

Accanito fumatore capace di consumare anche sessanta sigarette in un giorno, è colpito da un ictus nel giugno del 1984 durante la registrazione della trasmissione “La luna nel pozzo” di Canale 5 che lo costringe a ritirarsi temporaneamente. Per un errore medico le sue condizioni peggiorano in poco tempo, lasciandolo paralizzato ed incapace di esprimersi a parole. Decide quindi di impegnarsi anima e corpo nel campo della politica, per i radicali e i verdi, con ottimi risultati.

È nel 1991 che, contrariamente a tutte le aspettative, sale su un palco cantando esattamente come faceva anni prima, come se la sua paralisi fosse sparita. La sua salute è cagionevole, ha un infarto e vari problemi, tuttavia Modugno resiste andando in tour in America ed in tutta Italia. Nel ’93 tiene il suo ultimo concerto, a Polignano a Mare, scusandosi per essersi spacciato per siciliano ad inizio carriera per aumentare la sua fama.

Domenico Modugno muore il 6 agosto 1994, a 66 anni, a Lampedusa, nella sua casa sul mare, mentre è nel giardino. L’infarto lo coglie poco dopo aver aiutato degli attivisti WWF a rimettere in mare una tartaruga appena salvata. È sul lungomare di Polignano, poco dopo essere entrati in città, che una statua del cantautore si staglia a braccia aperte verso il cielo dando le spalle al mare, perdendosi in quel blu dipinto di blu che ha sempre segnato la sua carriera e la sua vita.


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