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La Disfida di Barletta, una giostra storica tra italiani e francesi

La terra è la Puglia.
L’anno, il 1503.
La città, Barletta.

La Disfida di Barletta è una storia narrata da secoli basata su uno scontro cavalleresco che vede coinvolti e contrapposti italiani e francesi, tredici per parte, in una giostra d’onore.

A quel tempo il Regno di Napoli cadde, spartito in misura non meglio definita tra francesi e spagnoli. La libera interpretazione della divisione del sud-Italia fu causa di diversi attriti e contrasti tra i due eserciti, che giunsero alle ostilità in diverse piane e comuni, tra cui anche Barletta, all’epoca quartier generale degli iberici.

I francesi giunsero a Canosa di Puglia, dove in seguito ad uno scontro vennero sconfitti e catturati. Tra loro figurava anche il nobile Charles de Torgues, conosciuto anche come Monsieur Guy de la Motte. Il 15 gennaio del 1503 i prigionieri furono invitati ad una cena indetta da Consalvo da Cordoba a Barletta, in quella che è oggi riconosciuta come la Cantina della Sfida nel centro della città. Durante questo banchetto fu proprio la Motte che accusò pesantemente i soldati italiani di codardia, ritenendoli inadatti alla battaglia. Di rimando, lo spagnolo Iñigo Lòpez de Ayala difese l’onore degli stessi, lodandone i meriti sul campo e non giudicandoli affatto inferiori a nessuno.

Si decise di risolvere la questione con un duello cavalleresco che sarebbe passato alla storia come la Disfida di Barletta: sarebbero stati tredici cavalieri contro tredici cavalieri a quasi un mese di distanza nella piana tra Andria e Corato, in territorio tranese, a dare una risposta. L’organizzazione dello scontro fu minuziosa e programmata: tutti i cavalli e le armi degli sconfitti sarebbero stati concessi ai vincitori, fu indicato un riscatto per ogni uomo battuto pari a cento ducati e furono scelti quattro giudici e due ostaggi per fazione. Gli italiani a combattere furono Ettore Giovenale, Fanfulla da Lodi, Francesco Salomone, Giovanni Brancaleone, Giovanni Capoccio, Guglielmo Albamonte, Ludovico Abenevole, Marco Corollario, Mariano da Sarno, Miale da Troia, Riccio da Parma, Romanello da Forlì, guidati da Ettore Fieramosca, veterano di decine di battaglie. I soldati furono scelti e fatti provenire da tutto il territorio dalla famiglia Colonna, già alleati di Federico I di Napoli.

Prima della Disfida di Barletta gli italiani passarono la notte ad Andria giurandosi vittoria o morte mentre i francesi si prepararono a Ruvo di Puglia. Il duello avvenne a metà strada tra le due città in un’area recintata dai giudici delle due parti. I francesi di diritto entrarono per primi in campo e le formazioni di cavalieri si disposero ordinatamente lungo due file ordinate e contrapposte. Lancia in resta e puntata partirono, lanciandosi gli uni verso gli altri più volte; fu al secondo assalto che i francesi persero lucidità apparendo vagamente disorganizzati. Gli italiani sembrarono in svantaggio quando due di loro vennero disarcionati, ma recuperarono velocemente colpendo i cavalli dei francesi e costringendone quindi a piedi altrettanti. La battaglia proseguì a terra armati di spade e asce, fintantoché tutti i francesi vennero feriti o si arresero: la vittoria fu netta e la sola vittima fu probabilmente Claudio D’Aste, tra le fila avversarie, ferito alla testa.

I francesi erano così sicuri della vittoria che non avevano con sé neppure il denaro necessario al pagamento del riscatto, pertanto fu Consalvo da Cordoba stesso a pagare per loro. Non a caso la giostra fu, a quanto pare, un’abile manipolazione dello stesso per tenere elevato il morale dei soldati spagnoli, trovare un alleato negli italiani e non soffrire dell’inferiorità numerica nei confronti dell’esercito nemico. I vincitori celebrarono insieme ai loro compagni con grandi feste e una messa di ringraziamento alla Madonna tenutasi nella Cattedrale di Barletta.

Il vescovo Paolo Giovio sottolineò a posteriori l’astuzia della compagine italiana, nel corso della Disfida di Barletta, che al momento della partenza della giostra puntò a far uscire fuori area i soldati contrapposti lasciandoli caricare. Ad ora della battaglia restano un monumento nel centro di Barletta, la Cantina della Sfida, un monumento sul luogo della battaglia nel territorio di Trani, insieme ad una celebrazione con corteo, tenuto con cadenza annuale, dove celebrità ed ospiti nazionali o internazionali ricordano quei cavalieri che per difendere l’onore degli italiani rischiarono la vita in una giostra a cavallo.


Foto a cura di Giulia Rita Filannino


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