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Un corto su Pietro Mennea: Anno Zero, dove osano gli eroi

“Domani la presentazione di Anno zero: dove osano gli eroi, il corto incentrato su Pietro Mennea.”
Un corto su Pietro Mennea: Anno Zero, dove osano gli eroi

Negli scorsi giorni abbiamo intervistato Francesco Emanuele Delvecchio, attore, regista e sceneggiatore che ha ideato “Anno zero: dove osano gli eroi”, un cortometraggio incentrato sull’amatissima figura del campione pugliese, originario della città della Disfida, Pietro Mennea e che verrà finanziato tramite progetto di crowdfunding. In realtà la prospettiva scelta da Francesco per il suo racconto è del tutto inusuale e affonda le sue radici nelle tradizioni autentiche della città di Barletta, per un racconto che diventa a tratti critica velata e fotografia della nostra epoca. Il teaser pubblicato di recente è stato realizzato grazie all’A.S.D. Spirito Santo, con il responsabile tecnico Claudio Minincleri e grazie alla collaborazione del presidente Marco Vitrani e verrà presentato domani sera alle ore 21:00 al Kalos Beach di Barletta, sulla litoranea di Ponente.

Il tuo progetto è stato presentato con un teaser piuttosto ermetico: come si svilupperà il cortometraggio?
«Questo teaser è “ermetico” perché ho voluto che fosse strutturato proprio in questa maniera. Il teaser si propone lo scopo di fermare il momento, come siamo noi ora, come eravamo e come potremmo essere tra trent’anni. Una visione d’insieme rispetto a quelle che sono le nostre radici, la nostra storia, i nostri eroi. È bello vedere negli occhi dei bambini quale possa essere il loro mondo immaginario, vedere ciò che sognano e desiderano fare attraverso lo sport, come osservano e pensano a quelli che sono stati gli eroi della nostra storia, come giocano dediti alle loro promesse, ai loro sacrifici come gli stessi piccoli calciatori del Barletta rappresentati nel mio cortometraggio.»

Perché hai scelto questo soggetto?
«Ci sono diversi tipi di regista, io mi fermo a metà tra il regista della realtà e quello della finzione. Vagavo molto spesso per le strade antiche di Barletta e avevo scritto già da tempo questo soggetto e più camminavo più mi dicevo che questo corto si sarebbe realizzato. Non ci vuole una pretesa per fare un corto, con le pretese si rischia di cadere, però posso garantire che ci devono essere delle casualità quasi dovute affinché scaturisca poi il progetto stesso. Ho scritto questo soggetto perché desideravo da tempo di lavorare sulle mie radici, dopo un primo lavoro intitolato “La chiamano estate” dove si vedeva in un bambino lo sguardo di un turista che percorreva la cittadina di Barletta, questa è la mia seconda realizzazione incentrata sulla città di Barletta».

Il tuo è un messaggio per esaltare il territorio. Come lo svilupperai?
«Il territorio già dal punto di vista dell’ambiente ha molto da dire. Noi abbiamo una storia antichissima, la nostra città era il porto di Canosa. Se si percorrono quelle vie che sanno di salsa delle nonne la domenica mattina, se si vedono e osservano questi cavalieri sconosciuti, combattuti e contesi dalle stesse città, si capisce che Barletta può dare tanto, a livello di storia, cultura, dialogo. Non è detto che la città debba essere ricordata solo come città di storia Di-sfide ma deve diventare collaborazione tra soggetti ed eccellenze. Il cinematografo deve fare proprio questo, scrivere e raccontare la realtà. Picasso quando un ufficiale tedesco entrò da lui a Parigi, vide il Guernica e gli disse “Maestro, ma questo l’avete fatto voi?”, con aria saccente rispose “No, l’avete fatto voi”. Io voglio raccontare quello che noi abbiamo fatto, la storia, le tradizioni».

Il crowdfunding per il tuo corto, come si potrà donare e perché hai scelto questo metodo?
«Ho scelto questo metodo di finanziamento perché non voglio che ci siano pretese su questo progetto, questo progetto parlerà e sarà completamente incentrato sul territorio, saranno fatti dei casting sul territorio, all’interno del corto si parlerà come noi parliamo. Sarà incentrato sulle vere carature della composizione cittadina, il mio invito sarà quello di guardare il progetto, leggerlo e dire questo corto è figlio di ciascuno di noi. Anche 50 centesimi possono essere utili, un albero è la rappresentazione dell’io. Un racconto di noi, una cartolina dedicata. Noi ci dobbiamo affacciare a quelli che sono gli eroi, gli eroi hanno osato senza un perché e così farà il nostro campioncino nel finale a sorpresa, che conosce se stesso attraverso il percorso del corto, scoprendo che finalmente tocca a lui».

 

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