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Cinque nuove particelle elementari scoperte all’Università di Bari

Ci sono radici pugliesi alle basi della scoperta di cinque nuove particelle elementari, realizzata da due ricercatori del dipartimento di Fisica dell’Università di Bari: si tratta di Antimo Palano e Marco Pappagallo. Il primo è di Brindisi, il secondo di Molfetta. I risultati della scoperta sono stati resi noti con una nota interna della Cornell University il 14 marzo e sono in corso di pubblicazione su una rivista fra le più importanti nel campo della fisica delle particelle elementari, Physical review letters. “Una notizia di grande risonanza in tutto il mondo” ha comunicato l’Ateneo di Bari. I due ricercatori nei loro studi analizzato i dati raccolti dal 2011 al 2015 da Lhcb, uno dei quattro grandi esperimenti in corso all’acceleratore del Cern di Ginevra.

Antimo Palano e Marco Pappagallo sono i due ricercatori protagonisti della divulgazione scientifica

In particolare, la scoperta ha portato alla luce una “interazione differente fra i quark che, nelle ‘OmegaC’, interagiscono tra loro anche in gruppi di quattro o cinque”. E’ proprio questa nuova interazione “della materia con la materia” che potrebbe portare a un utilizzo pratico della scoperta. L’articolo è stato pubblicato sull’archivio generale di Fisica della Cornell dello stato di New York e sarà presentato alla stampa in anteprima mondiale a Bari prima ancora della conferenza internazionale “Recontres de Moriond QCD and High Energy Interctions” programmata in Val D’Aosta dal 25 al 1 aprile 2017. Grazie alla scoperta di queste cinque nuove particelle elementari sarà possibile comprendere la natura dell’Universo oscuro e potrano avere applicazioni tecnologiche in ambito medico. Alle radici di Palano e Pappagallo c’è un destino da “cervelli in fuga”: Pappagallo, in particolare, lavorava all’Università di Glasgow nel Regno Unito quando un bando della Regione Puglia, FutureInResearch, lo ha fatto rientrare a casa. Tornato al Dipartimento interateneo di Fisica di Bari ha lavorato intensamente al progetto mettendo a segno una delle scoperte destinate a cambiare la storia della fisica delle particelle.

Le cinque particelle elementari ‘OmegaC’, permetteranno di aprire una finestra sull’Universo oscuro, ossia sulla materia oscura e sull’energia oscura che insieme costituiscono il 95 per cento dell’Universo e delle quali si ignora la composizione. Gli scienziati non escludono la possibilità che le nuove particelle possano essere utili per future applicazioni tecnologiche in ambito medico. Grazie alla scoperta, infatti, “è possibile avere una conoscenza più dettagliata della materia al suo livello più piccolo possibile: cioè a livello dei quark”.


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