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Fare le bottiglie in casa in Puglia tradizioni che resistono nel tempo

Molte sono le tradizioni che da sempre hanno caratterizzato il territorio pugliese, con usanze e modi di agire che hanno mantenuto una certa costante. Una delle tradizioni pugliesi tra le più popolari è indubbiamente quella delle “bottiglie”, ovvero la produzione di salsa di pomodoro in casa. Quest’usanza è forse una delle più longeve, che ha resistito al tempo e soprattutto alle produzioni industriali. Nelle cittadine della regione Puglia sono ancora moltissime le famiglie che conservano quest’abitudine, come se fosse un vero e proprio rito, pianificando le date, gestendo accuratamente i ruoli di ciascun componente, ognuno addetto ad una funzione specifica nel corso della “notte delle bottiglie”.

Questa tradizione infatti nasconde un significato più profondo: la produzione di salsa fatta in casa era la motivazione giusta per stare tutti in famiglia ed era indirizzata in secondo luogo al divertimento dei più piccoli. In effetti, questo “processo” molto impegnativo, poteva durare anche fino a tre giorni consecutivi: l’ideale era cominciare la preparazione delle bottiglie alle prime luci dell’alba. Mentre tutta la famiglia, con la supervisione di mamme e nonne, era già riunita per la preparazione della salsa di pomodoro, i più piccoli erano pieni di gioia ed entusiasmo, proprio perché avevano un compito speciale: grazie alle loro dita minute e sottili, potevano inserire i pomodori tagliati all’interno delle bottiglie di vetro. Queste bottiglie dovevano avere una grandezza quasi simile e soprattutto era importante la forma, proprio perché nelle bottiglie lunghe e strette, il calore permetteva la cottura del pomodoro in maniera molto più veloce. Anche il tappo che chiudeva la bottiglia era fondamentale, doveva essere fatto in modo tale da permettere una chiusura ermetica che durasse nel tempo.

Questa fantastica usanza della salsa di pomodoro fatta in casa si è trasmessa nel corso degli anni e della tradizione. Oggi è importante conoscere il processo che porta alla produzione della salsa di pomodoro, mentre prima si seguivano i dettami dei più anziani e si andava sul sicuro ricevendo indicazioni passo dopo passo, da chi era deputato a guidare la famiglia intera in queste importanti operazioni. Innanzitutto bisogna procurarsi delle sedie molto comode per rendere meno dolorosa la posizione di gambe e schiena nel corso di svariate ore e in seguito, fondamentale è l’utilizzo di grembiuli per ridurre le macchie di pomodoro sui vestiti. Dopo aver trovato la giusta posizione e l’abbigliamento adatto, si può cominciare la cottura dei pomodori. Per prima cosa bisogna scegliere accuratamente la qualità del pomodoro, che dev’essere di taglia grossa come per esempio gli ottimi pomodori San Marzano. Bisogna sciacquarli con cura per eliminare ogni traccia di terra presente, magari utilizzando anche del bicarbonato di sodio per tutte le impurità. Una volta lavati, i pomodori vanno tagliati in due parti e spremuti un po’ per eliminare qualche seme. In seguito, si distribuiscono in varie pentole, in modo tale da non riempirle fino all’orlo e si comincia a girare i pomodori con un cucchiaio di legno, che si può trovare in tutte le case delle nonne, per farli riscaldare più velocemente. Una volta che l’acqua bolle, bisogna far riposare per un’ora circa i pomodori e successivamente passarli. Dopo questa procedura, l’ultimo passaggio è versare la salsa nelle apposite bottiglie di vetro, lasciarla riposare per alcuni giorni e la conserva di pomodoro sarà pronta.

Questa tradizione accomuna moltissime città pugliesi tutt’oggi, un’usanza che arricchisce di gusto e bontà i piatti pugliesi, facendo delle ricette regionali un portato di unicità e sapore. Molti sono contrari a quest’usanza, considerata come antica e sgradevole, ma in realtà la tradizione riesce a resistere al tempo e ai pregiudizi, proprio perché non c’è nessun pregiudizio che vieti alla famiglia di riunirsi e soprattutto di mangiare dell’ottima salsa fatta in casa che non ha niente a che invidiare alle grandi aziende mondiali. Insomma, viva la salsa della nonna!


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