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Roca, nella necropoli due corpi abbracciati da oltre 2500 anni

“Probabilmente dietro l'affettuoso gesto ci sono un padre e un figlio.”
Roca, nella necropoli due corpi abbracciati da oltre 2500 anni

Gli scavi archeologici hanno il merito di portare alla luce numerose bellezze del passato, che consentono di risalire alla diverse culture e tradizioni appartenenti anche a millenni fa.

È proprio questo il caso della scoperta, avvenuta ormai 11 anni fa, nella leccese Roca, frazione di Melendugno, da parte di alcuni studiosi che si sono imbattuti in alcuni resti scheletrici particolari. I due scheletri, infatti, sono stati ritrovati seppelliti in un abbraccio.

Tomba messapica

Gli studi poi effettuati hanno dimostrato che questo incredibile gesto di affetto duri ormai da oltre 2500mila anni: si tratta di resti ossei appartenenti ai Messapi.

Padre e figlio

Gli scavi, avvenuti da parte degli archeologi del Laboratorio di Antropologia Fisica dell’Università del Salento, sono stati accolti con grande incredulità. Questa sepoltura, come è stato spiegato, si chiama ‘biosoma‘, termine tecnico per indicare due corpi in una sola tomba. L’abbraccio, come hanno dichiarato gli archeologi, potrebbe essere tra un adulto e un bambino ci circa 5 anni: tutti questi elementi lasciano facilmente presupporre che si tratti di padre e figlio.

Sebbene il ritrovamento di due corpi abbracciati non sia di certo una novità (basti pensare ai numerosi casi di Pompei), il ritrovamento di Roca è una rarità in quanto in tutta la necropoli ci sono solamente deposizioni singole o tombe collettive.

Gli studi di questi giorni

Questa incredibile e affascinante scoperta, come già detto, risale al 2008, ma, per ragioni tecniche l’abbraccio infinito non era ancora potuto essere esaminato. Lo studio, eseguito in questi giorni, è ora condotto dal professor Francesco Fabbri del laboratorio di Antropologia fisica, che sta completando le indagini. I due scheletri, insacchettati e sigillati sono stati portati in laboratorio proprio affinché si possa comprendere al meglio le dinamiche del gesto.

Per ulteriori informazioni su questa incredibile scoperta, che sta affascinando appassionati e non, bisognerà dunque aspettare la pubblicazione del volume che l’Università del Salento dedicherà alle ricerche del professore Pagliara, scomparso qualche anno fa.


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