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Xylella, Legambiente Puglia attacca il Piano Silletti bis

xylella-mobilitazione

“Scarsa attenzione alle sperimentazioni, siamo accanto ai viticoltori di Otranto”

La nuova versione del Piano degli interventi per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione della Xylella fastidiosa firmata dal Commissario Silletti il 30 settembre scorso suscita non poche perplessità in relazione ad alcuni aspetti cruciali. E’ il parere di Legambiente Puglia, che in una nota diffusa nelle scorse ore ha evidenziato le proprie perplessità in merito alla base scientifica sulla quale si regge il piano, che mira a estirpare le piante infette e tutte quelle (anche non infette) nel raggio di 100 metri, e alla scarsa considerazione della quale godono le sperimentazioni oggi in corso.

Secondo l’associazione ambientalista nata nel 1980 “emerge la capacità degli ulivi colpiti dal batterio di riprendere l’attività vegetativa, specialmente laddove i trattamenti proposti dal gruppo di ricerca vengano effettuati su alberi adeguatamente potati dopo l’insorgenza della malattia”. Un chiaro dietrofront rispetto alla proposta stilata dal Comandante della Regione Puglia del Corpo forestale dello Stato Giuseppe Silletti: le sperimentazioni-prosegue la nota di Legambiente-“sembrerebbero aprire prospettive incoraggianti per la lotta al disseccamento rapido dell’ulivo, e che potrebbero suggerire strategie meno distruttive rispetto all’estirpazione. La mancanza di riferimenti ad esse appare anche singolare dal punto di vista dell’interscambio di informazione a livello istituzionale”.

Sul banco degli imputati, dunque, le misure drastiche, che negli ultimi giorni hanno condotto a forti proteste nelle terre di Brindisi e Lecce da parte degli agricoltori locali: “Per quanto ci riguarda-commenta il presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini-continuiamo a ritenere che l’emergenza Xylella può essere affrontata coniugando opportuni trattamenti (come quelli attualmente in fase di sperimentazione), efficaci pratiche di potatura, buone pratiche colturali, interventi ecocompatibili per la lotta al vettore e misure per evitare il trasferimento passivo degli agenti patogeni attraverso mezzi di trasporto o movimentazione di parti di piante infette. Intanto Legambiente si schiera al fianco dei vivaisti di Otranto per fare pressing sulla revoca dell’embargo che grava sulla produzione vitivinicola salentina”. La domanda di fondo resta una: le misure sin qui adottate conducono a un sacrificio degli ulivi, ma su quale altare?


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