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“Si può fare”: Andria porta in cucina la cena solidale

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“Mio figlio, quando al mattino vede suo padre andare al lavoro, si chiede perché lui non possa fare altrettanto”. E’ la domanda posta da una delle mamme dei protagonisti di “Si può fare”, l’iniziativa legata alla ristorazione solidale avviata dall’associazione Neverland di Andria in collaborazione con lo chef Pietro Zito e il pasticciere Francesco Montereale. Francesco, Giovanni, Emma, Sabino, Pasquale e tutti gli altri ragazzi diversamente abili dell’associazione hanno dato vita domenica alla cena solidale, aprendo le porte del ristorante sociale a circa 80 commensali, che hanno cenato a base di prodotti tipici e dolci a chilometro zero, preparati e serviti dai ragazzi, inseriti in un contesto lavorativo dopo due mesi di apprendistato presso bar, pizzerie e supermercati.

80 commensali serviti da ragazzi disabili, coordinati dallo chef Sabino Liso

Al tavolo virtuale anche Andrea Zingarelli, presidente di Neverland, l’assessore alle Politiche Sociali Elisa Manta e il presidente del Consiglio comunale Laura Di Pilato. Tutti d’accordo sulla necessità di studiare una formula e una soluzione che faccia da apripista, a livello nazionale, per rendere più snelle le pratiche burocratiche in cui le attività interessate al progetto sono costrette a incorrere. L’assessore in primis si è detto disposto a farsi da portavoce, nelle prossime assemblee consiliari, di questa esigenza, assieme ad altri componenti del Consiglio, sia della maggioranza che dell’opposizione, tra cui i consiglieri Sabina Leonetti, Francesca Magliano e Michele Lopetuso. Contestualmente, con la collaborazione di Confalone Fotografi, sono state avviate le riprese video che documentano i ragazzi all’opera con entusiasmo e dedizione, fornendo materiale utile alla creazione dello spot “Si può fare!”, dal nome dal progetto stesso, diretto da Sabino Liso e magistralmente montato da Raffaele Alicino. La conferenza che ha preceduto la cena è servita per rendere consapevole il pubblico presente dell’esigenza espressa dai genitori dei ragazzi di vederli integrati e inclusi.


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