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Recensioni penalizzanti su TripAdvisor anche se non sei iscritto al sito

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Quanto è informato il turismo nostrano? È la domanda che tanti tra ristoratori, albergatori e imprenditori del ramo si pongono a seguito delle crescenti diatribe maturate in seno alle recensioni postate su TripAdvisor, tanto agevoli per permettere agli utenti di capire l’impressione che la “Rete” ha del tal ristorante o del tale albergo, quanto a volte capaci di diffondere messaggi fuorvianti. Il tutto a causa dell’esistenza di chi decide di barare, gonfiando il proprio rating o cercando di demolire quello della concorrenza. Negli anni sono stati diversi i ristoratori che hanno avviato procedimenti e inviato segnalazioni contro Tripadvisor, lamentando ingerenze indebite e recensioni costruite “ad hoc” dalla concorrenza per danneggiare l’immagine di una determinata attività commerciale.

Quanti vantaggi e quali svantaggi per i ristoratori?

E’ di fresca emissione una sentenza del Tar del Lazio, capace di ribaltare la sanzione pari a 500mila euro, comminata dall’Antitrust al sito internet www.tripadvisor.it a seguito dell’avvenuto riscontro della diffusione di informazioni ingannevoli sulle recensioni presenti nel sito. Visione dei fatti mutata in una sentenza con la quale ha accolto due ricorsi amministrativi proposti da Tripadvisor Italy e Tripadvisor LLC. “Tripadvisor – si legge nella sentenza – non ha mai asserito che tutte le recensioni sono vere, richiamando anzi l’impossibilità di controllo capillare e invitando a considerare le ‘tendenze’ delle recensioni e non i singoli apporti”. Per il Tar le ricorrenti “hanno depositato in giudizio sufficienti elementi, desumibili da una perizia tecnica, da cui dedurre che esiste un approfondito sistema di controllo concentrato sulle sofisticazioni organizzate a scopo economico, le uniche in grado, in quanto organizzate, di influire sulla media del punteggio relativo alla singola struttura”. In soldoni “non si rileva alcun messaggio ingannevole, in quanto Tripadvisor esplicitamente nel sito evidenzia che non è in grado di verificare i fatti (e quindi la veridicità o meno) delle recensioni, che queste costituiscono mere opinioni degli utenti e che l’affidabilità del messaggio deriva dall’esame di un numero elevato di recensioni per la stessa struttura”.

Le due linee di condotta appaiono così evidenti: da un lato centinaia di piccoli imprenditori che investono le fortune di una vita in un’attività dedita al ristoro, dall’altro qualche “furbetto” della rete che rischia di adulterare la qualità del prodotto venduto attraverso recensioni ingannevoli. Interpellato, TripAdvisor si è difeso spiegando di non essere responsabile della condotta disonesta dei suoi utenti e di avere messo a punto meccanismi sofisticati per individuare e scongiurare le frodi. Ma oltre al danno, c’è la beffa: TripAdvisor non si limita a creare i profili di hotel e ristoranti senza il consenso dei gestori, ma non dà a questi ultimi il diritto di replicare alle false recensioni, a meno che non siano registrati sul sito come titolari. “Per anni TripAdvisor -si legge in un avviso diffuso sul sito ufficiale- ha autorizzato chiunque a postare orrende bugie e false recensioni: si rifiutano di verificare o validare queste recensioni e una volta postate è impossibile avere la rimozione delle recensioni. Crediamo che TripAdvisor abbia fatto parecchi danni e che questa piattaforma sia stata usata per postare bugie, falsità e recensioni dannose”. Della serie: volete replicare al nemico? Prima associatevi a lui. Su queste basi negli ultimi tempi sono nati anche gruppi su Facebook (“Insultare su TripAdvisor sentendosi grandi chef”, con 57mila like, è il più esteso). La rete che reagisce alla rete: chi rischierà di restare impigliato?


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