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“FaTu”, Taranto e quel laboratorio nel cuore della Città Vecchia

Rigenerazione urbana, spazi pubblici e riuso temporaneo. Sono le parole chiave di “FaTu“, progetto nato in via Cava 69, nel cuore della Città Vecchia di Taranto, due anni fa, e oggi alla ricerca di una continuità quotidiana che può essere garantita dal ricambio costante di energie delle persone che scelgono di attivare una proposta negli spazi messi a disposizione. : in queste settimane “FaTu” sta ospitando negli spazi della cucina i ragazzi di Primo Solco per attivare un laboratorio nell’ambito del progetto “Cucina per un giorno”, ma tanti sono gli obiettivi di questo spazio di aggregazione rivitalizzato dai ragazzi dell’omonima associazione a partire da uno stabile abbandonato. Dall’altra parte ci sono quelle persone di Taranto Vecchia che seguono queste iniziative: fino ad ora sono stati dei “custodi” di questi spazi che hanno, a loro modo, aperto e curato consapevoli di un valore ancora inespresso: a via Cava ci sono degli spazi custoditi e pronti per vari utilizzi, dalla cucina al teatro.Questo è possibile perchè oggi l’immaginario di quei luoghi oggi è diverso per le centinaia di persone che hanno avuto negli ultimi anni la possibilità di viverli e guardarli, se pure temporaneamente, in un’altra veste.

Un’ipotesi di attività ospitate da FaTu-spiegano i promori del progetto-può essere:
– Utilizzo delle sale centrali come luogo di lavoro e di confronto, in cui promuovere incontri culturali che favoriscano lo scambio e la crescita collettiva. Per questo sarà necessario attrezzare le sale con un’adeguata fornitura di servizi internet che possano permettere la trasformazione all’occorrenza dei luoghi ricreativi in luoghi condivisi di lavoro da poter offrire a viaggiatori, professionisti di passaggio e ospiti.

– Utilizzo della piccola cucina attrezzata per laboratori di formazione legati alla trasformazione alimentare e al recupero delle pratiche agroalimentari autoctone in una visione più ampia di educazione alimentare.

– Utilizzo della sala del retro per l’allestimento di laboratori artigianali temporanei (i.e. cicloffcina, falegnameria, manipoliazione di terre) che abbiano come scopo quello di favorire la co-progettazione con i residenti di attività riguardanti i processi di rigenerazione urbana e di favorire la partecipazione alla realizzazione di interventi temporanei che possano stimolare le capacità di una comunità che opera collettivamente per il bene comune (un esempio può essere la realizzazione di un campetto da calcio con i bambini del quartiere).

“Nei mesi passati abbiamo avuto il timore di non riuscire a salvaguardare lo spazio di via Cava 69 come luogo di ricerca, formazione e convivialità. È stata proprio l’indecisione vissuta intorno a FaTù a dare la possibilità di fare nuove riflessioni sull’esigenza di un presidio culturale stabile. La sperimentazione dei mesi precedenti, durante la Scuola di Bollenti Spiriti, ha permesso di individuare una comunità che, interessata alle iniziative di cittadinanza attiva nella città vecchia di Taranto, si allarga sempre più e non sembra vincolata ad un preciso servizio offerto (come nel caso della Cucina FaTù) quanto più alla possibilità di sentirsi partecipe di un processo collettivo di riappropriazione della città.Partendo da questa comunità-conclude l’appello- si può ipotizzare che lo spazio di via Cava 69 possa diventare un “Laboratorio Urbano”, uno spazio pubblico con una chiara vocazione all’aggregazione, alla creatività e alla ricerca”. Un luogo in cui ospitare attività diverse proposte da singoli e gruppi che provengano da una rete locale, regionale, nazione ed internazionali.


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