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Ettore Scola e la sua lezione: Bari e il Bif&st non dimenticano

“La mia generazione ha avuto la fortuna di avere gente che ammiravamo, che stimavamo. La generazione dei nuovi registi non ha invece purtroppo modelli a cui ispirarsi”: se nell’ultima edizione del Bif&st e delle sue lezioni di cinema a Bari vi fosse stato un applausometro, Ettore Scola ne avrebbe sicuramente superato le latitudini più difficilmente immaginabili. In occasione della sua ultima presenza all’ombra di San Nicola, il compianto regista di “Una giornata particolare”, scomparso lo scorso martedì all’età di 84 anni, aveva ammesso che tra “tutti i festival che frequentiamo quello di Bari ha una sua caratteristica: è fatto di giovani. Questo vuol dire che è un festival che, grazie alle intuizioni di Felice Laudadio, ha saputo interpretare la domanda della città. Non ci sono altre città in cui già dalle 9 le sale sono piene. Questo perché, attraverso il cinema, c’è una voglia diffusa di capire di più i tempi di oggi”.

Il regista di Trevico era presidente del Bari International Film Festival dal 2009

Nel corso della sua carriera il maestro nato a Trevico ha vinto sei David di Donatello e ha ricevuto quattro nomination al Premio Oscar come miglior film straniero. Dal 2009 era presidente del Bif&st, il Bari international film festival, atteso quest’anno alla sua ottava edizione, che proprio in occasione del sua edizione zero gli assegnò il premio Federico Fellini 8 e ½. Con Scola è andato via una importante icona della settima arte italiana ed internazionale: a parlare della sua caratura ora, oltre ai molti artisti che lo hanno incrociato in vita, resteranno soprattutto i suoi tanti capolavori. Dell’Italia di oggi si diceva sfiduciato: “”C’era anche un contesto intorno a noi-amava sottolineare parlando degli anni ’50 e ’60-che era uscito dalla guerra, dal nazismo, dal fascismo e quindi era un Paese che amavano. Oggi dire di amare l’Italia è dura. Come si fa ad amare l’Italia oggi? Prima c’erano macerie create da altri, oggi il colpevole è difficile da trovare. Oggi la realtà è difficile da interpretare. Siamo in un’Italia che è difficile da amare perché la colpa è di quelle responsabilità collettive e personali di quelli che non hanno capito cosa stava succedendo“. Capire cosa accade, capire il valore di chi si perde: la lezione di chi ha tenuto la regìa di pellicole come “C’eravamo tanto amati (del 1974), Brutti, sporchi e cattivi (del 1976), Una giornata particolare (1977) Il viaggio di Capitan Fracassa del 1990 e tantissime altre opere è anche questa.


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