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Bridgestone, a Bari gli esuberi scendono a quota 54

12 posti di lavoro salvati, e altri nove potenzialmente recuperabili. Questi i dati che emergono dalla firma dell’accordo per la mobilità del personale in esubero della Bridgestone, maturata ieri dalle parti sociali, datoriali e istituzionali, alla presenza dei rappresentanti del Comune di Bari, presso gli uffici della Città Metropolitana di Bari. La fabbrica del gruppo multinazionale giapponese della zona industriale di Bari era a rischio chiusura e una serie di piani di rientro hanno consentito di salvaguardare la produzione e gran parte dell’occupazione. 311 già i lavoratori usciti volontariamente, mentre con vari accordi sindacali si è già stabilita una diminuzione dei salari e il mutamento dell’organizzazione del lavoro. Il numero degli esuberi è passato da 66 a 54. Gli esuberi potrebbero ulteriormente ridursi a 45, se 9 lavoratori dotati di qualifiche superiori-spiegano dalla Regione-“scegliessero di passare alla mansione di operai semplici, rimanendo dipendenti dell’azienda. La Bridgestone selezionerà il personale in esubero tenendo conto in egual misura dei carichi familiari e dell’anzianità aziendale”.

65mila euro per chi non impugnerà il licenziamento

Per la Regione Puglia, ha firmato l’assessore al Lavoro, Sebastiano Leo. “La speranza è che nei prossimi mesi – ha spiegato Leo – in questa come in altre aziende in crisi dove si sono raggiunti difficili accordi, il miglioramento della situazione economica del Paese possa permettere l’aumento della produzione e il riassorbimento degli esuberi. Raggiunto comunque il risultato di aver mantenuto a Bari una grande realtà industriale inserita nel distretto dell’autoveicolo che vede presenti nell’area industriale del capoluogo altri stabilimenti all’avanguardia”. A chi accetterà di non impugnare il licenziamento, l’azienda verserà 65mila euro. A chi accetterà di non impugnare il licenziamento e di avvalersi dell’opzione di assistenza alla ricollocazione supportata dalla Regione Puglia, l’azienda verserà 50mila euro. I restanti 15mila saranno versanti dall’azienda all’eventuale datore di lavoro terzo che assuma il lavoratore entro 12 mesi dall’entrata in mobilità.


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