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Acquaviva delle Fonti racconta la sua anima con “i pozzi parlanti”

“Ad Acquaviva l’acqua non si vede. Ma c’è, nascosta nelle viscere della terra e nel profondo dell’identità storica della sua comunità. La memoria dell’acqua è la presunta proprietà dell’acqua di mantenere un “ricordo” delle sostanze con cui è venuta in contatto. Alcuni affermano che – affinché si produca tale asserito effetto – l’acqua debba essere agitata a ogni diluizione di nuova sostanza con cui entra in contatto. Non esiste alcuna prova scientifica che supporti l’esistenza del presunto fenomeno, sebbene siano stati pubblicati alcuni studi che sembrano comprovare tale fenomeno…”. Con il contributo fondamentale del Gal Seb, il Gruppo d’Azione Locale del Sud Est Barese, il Comune di Acquaviva delle Fonti ha deciso di riscoprire le tracce della civiltà materiale legata alla presenza dell’acqua nel sottosuolo, da cui deriva il suo toponimo, e di trasformarle in un percorso culturale e turistico. E’ questo il senso de “I pozzi parlanti-luoghi dell’acqua e della terra”, attivo nel centro barese fino al 3 gennaio.

Un percorso artistico e multimediale, videomapping nella farmacia in piazza dai Maritir

Arte e multimedialità per agevolare la riscoperta di un elemento fondante della comunità di Acquaviva: per l’occasione è stata anche creata un’app, Acquaviva, scaricabile gratis sulle piattaforme Android e Ios. Per secoli, i pozzi di Acquaviva hanno abbeverato le popolazioni dei paesi limitrofi, garantendo l’approvvigionamento di comunità afflitte dall’aridità anche in aree lontane come il Gargano e la Basilicata. Un mondo fatto di macchine per la captazione dell’acqua dal sottosuolo, mestieri, arnesi, secchi e perfino pratiche magiche come la rabdomanzia, che si è avviato al declino all’inizio del ‘900 con la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese. Da allora i pozzi e le ‘ngegne, come venivano chiamate nelle campagne le norie, sono andate lentamente in disuso. Ma è ancora viva, tra gli anziani, la memoria di quel passato che ci parla molto di un tema oggi molto attuale, il difficile rapporto dell’uomo con l’acqua, ancor oggi alla base di flagelli e conflitti sociali in diverse zone del Pianeta. Una serie di installazioni, curate dal direttore artistico Daniele Trevisi, conducono fino all’interno della settecentesca farmacia in piazza dei Martiri, la più articolata e interattiva installazione multimediale con una serie di schermi che ricostruiscono il rapporto fra territorio e acqua all’insegna del videomapping. E’ stata anche inaugurata, inoltre, l’opera «Ve(de)re da pozzo», realizzata per l’occasione dal gruppo di ricerca artistico Studio Azzurro.

per eventuali informazioni tel. 3476315117


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